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Una nuova direttiva europea per il risparmio

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Il tempo passa, ma la riduzione del 20% dei consumi energetici, terzo obiettivo (e unico non vincolante) del pacchetto Ue 20-20-20, appare lontano e rischia di essere raggiunto solo per metà. Per questo, e di fronte a previsioni per il futuro che parlano di consumi energetici in aumento, la Commissione europea ha messo nero su bianco, in una nuova proposta di direttiva, una serie di misure per la crescita dell’efficienza energetica.

«Si tratta di una strategia in due fasi: nel 2012 e 2013 gli stati membri potranno attuare volontariamente le misure indicate dalla direttiva. Nel 2014 si verificherà la situazione e, se non si saranno fatti passi in avanti, scatterà la seconda fase, questa volta con un obiettivo vincolante al 2020», ha spiegato il commissario europeo per l’Energia Günther Oettinger.
«In questi anni, siamo riusciti a migliorare l’intensità energetica, pari cioè al consumo per punto di Pil, ma non riusciamo a incidere sul valore assoluto dei consumi» , sottolinea Samuele Furfari della direzione generale Energia della Commissione europea. Il gap da recuperare è pari ad almeno 202 Mtep: 1.678 Mtep sono i consumi di energia stimati al 2020, mentre l’obiettivo è fissato a 1.474 Mtep.

Il responsabile Energia di Legambiente Edoardo Zanchini ha sottolineato l’importanza di introdurre obblighi per gli Stati membri: «Senza un target vincolante sarà difficile raggiungere l’obiettivo che l’Ue si è data del 20% di efficienza entro il 2020. La proposta fatta fino ad ora rende obbligatorie solo alcune misure ma non l’obiettivo complessivo del 20% mentre è necessario che l’Europa, da subito, introduca un obbligo legalmente vincolante anche per l’efficienza energetica».
 

Enti pubblici
Il settore pubblico è chiamato dalla direttiva a dare il buon esempio e trainare così il mercato. Gli enti saranno obbligati ad acquistare edifici, prodotti e servizi efficienti dal punto di vista energetico. Dovranno anche ridurre l’energia consumata ristrutturando ogni anno una superficie pari al 3% di ogni edificio pubblico di almeno 250 metri quadrati. Un intervento che nel tempo potrà dare i suoi frutti, se si pensa che il 12% degli edifici europei è di proprietà pubblica. Le amministrazioni dovranno anche elaborare piani energetici locali e fare un uso più sistematico dei contratti di rendimento energetico, attraverso le Esco (società che si occupano di interventi per l’efficienza energetica).
 

Consumatori
Per le famiglie, si prevede un risparmio di almeno 1.000 euro all’anno. Le società di distribuzione o di vendita di energia al dettaglio saranno obbligate a risparmiare ogni anno l’1,5% del volume delle proprie vendite, attuando tra i consumatori interventi di efficienza energetica come ad esempio il miglioramento dell’efficienza del sistema di riscaldamento, l’installazione di doppi vetri o l’isolamento dei tetti. La direttiva si concentra anche sull’installazione di contatori intelligenti che misurino i consumi in tempo reale, in modo che gli utenti possano intervenire velocemente per ridurre i consumi. Le bollette dell’elettricità dovranno avere cadenza mensile ed essere più dettagliate, fornendo maggiori informazioni e termini di confronto sui consumi.
 

Calore
È forse l’ambito in cui ci sono più spazi di miglioramento. Nelle case, è riconducibile al calore l’80% dei consumi energetici delle famiglie. Gli Stati membri saranno obbligati a elaborare piani decennali sulla distribuzione di calore e raffrescamento e a utilizzare di più la cogenerazione (attualmente, il calore che si sviluppa quando si produce energia va spesso disperso), passando dall’11% al 21%.
 

Industria
Le piccole e medie imprese saranno incentivate a sottoporsi a audit energetici e a diffondere le migliori pratiche, mentre quelle grandi dovranno effettuare una verifica del proprio consumo energetico che le aiuterà ad individuare dove è possibile ridurre i consumi.

Fonte Eco dalle città