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Con abiti puliti la campagna stop ai jeans sabbiati

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Da Marina

La sabbiatura dei jeans è un disastro per l’ambiente e i lavoratori. E’ conosciuta come sandblasting e è una tecnica industriale che consente al jeans di assumere diverse qualità: colore vintage e morbidezza. Per indurre i marchi a rinunciare a questa pratica dannosa è nata la campagna no alla sabbiatura dei jeans di Abiti puliti.

Come si ottiene la sabbiatura? Con compressori che sparano la sabbia sul tessuto. L’Inail lo spiega così.

Questo trattamento consiste nel lanciare, con una pressione compresa tra i 4 e gli 8 bar, sabbia quarzifera con un tenore di SiO2 di circa il 98%, sopra a dei capi di abbigliamento, in modo da ottenere un effetto di invecchiamento, particolarmente richiesto dal mercato giovanile. Di conseguenza le particelle, dall’impatto con il tessuto, riducono la loro grandezza originale, ottenendo alla fine una discreta percentuale di particolato avente dimensioni micrometriche.

Ma le polveri sono disperse nell’aria e e non bastano le protezioni e neanche le cappe che aspirano. Gli operai si ammalano di silicosi. Come rileva l’Inail nel suo documento, è necessario sostituire.

l’agente patogeno con un altro non patogeno o meno patogeno.

Molti brand hanno annunciato di aver rinunciato al sandblasting. Mancano all’appello molti altri, tra cui noti marchi della moda italiana. Per convincerli proviamo a inviare una mail da qui. Qui trovate il dossier Vittime della Moda .