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Wikileaks svela un altro incidente su una piattaforma della Bp

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Prima di causare il disastro nel Golfo, la Bp ebbe un altro grave incidente su una sua piattaforma per l’estrazione di gas in Azerbaijan. Lo rivelano nuovi documenti di Wikileaks, pubblicati dal quotidiano inglese The Guardiane e da El Pais L’incidente, avvenuto nel settembre del 2008, fu tenuto nascosto anche grazie al fatto che tutte le 212 persone che lavoravano sull’impianto riuscirono a mettersi in salvo. In un primo rapporto stilato poche settimane dopo la perdita di gas dall’impianto, Bill Schrader, responsabile BP in Azerbaijan, riconosceva che le cause dell’incidente potevano restare oscure, sebbene si stesse lavorando su diversi ipotesi che potevano spiegare il danno. Successivamente, nel gennaio del 2009, un’altra relazione parlava del fatto che la perdita di gas poteva essere dipesa «da un difetto nel rivestimento di cemento di uno dei pozzi». In un altro documento si aggiunge infine che i partner della British Petroleum in Azerbaijan si fossero lamentati del modo in cui la società affrontò l’emergenza e che la credibilità della Bp nel paese aveva subito un duro colpo.

OBAMA CHIEDE I DANNI ALLA BP – L’amministrazione Obama ha intanto ufficialmente avviato la battaglia legale contro la Bp e altre quattro compagnie, accusate di aver violato le leggi ambientali degli Stati Uniti quando da una piattaforma petrolifera venne fuori il greggio che inquinò il mare e le coste del Golfo del Messico. A sei mesi dall’inizio del più grande disastro ambientale della storia americana, Washington ha citato in giudizio, oltre alla compagnia britannica, Transocean Ltd, Anadarko Petroleum Corp, Mitsui, e i Lloyds di Londra, compagnia assicuratrice di BP. Tranne che per quest’ultima, l’amministrazione Obama ha chiesto al giudice di New Orleans risarcimenti per danni illimitati, ben oltre i 75 milioni di dollari stabiliti come tetto dall’Oil Pollution Act. La Bp ha accolto con una nota laconica la denuncia con cui l’amministrazione Obama l’ha chiamata a rispondere in tribunale per il disastro ambientale nel Golfo del Messico. «Quella del Dipartimento di Giustizia – si legge in una nota della compagnia petrolifera – è solamente una dichiarazione del governo che riporta asserzioni che vanno provate».

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TORNA IL SITO DI WIKILEAKS – È tornato apparentemente accessibile il sito di Wikileaks al dominio ‘.org’. Rimangono tuttavia attivi i numerosi siti specchio che riproducono le informazioni contenute nell’originale. Anche ora, chi volesse consultare le pagine del sito fondato da Julian Assange viene immediatamente trasferito a un altro indirizzo (mirror.wikileaks.info).