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Vivere meglio con il digitale, a Milano dal 7 al 12 marzo

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C’è chi non vede di buon occhio l’evoluzione tecnologica, chi è convinto che computer, smartphone, lettori mp3 abbiano rovinato il nostro rapporto con gli altri, con la cultura, con il mondo che ci circonda. Il «Digital Experience Festival», a Milano dal 7 al 12 marzo, vuole dimostrare il contrario: «Better digital, better life» recita lo slogan dell’evento. Ovvero: «Il digitale deve e può migliorare la vita nella sua quotidianità», spiega il presidente del comitato organizzatore Sergio Poma.

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IL PROGRAMMA – Il programma, disponibile su www.digitalfestival.net, è improntato sui temi più svariati: nel corso di incontri, dibattiti e tavole rotonde – tutti gratuiti, la maggior parte all’Istituto Europeo di Design – si parlerà di nuovi media, domotica, videogiochi educativi, social network, spettacoli online. E ancora, dei futuri sviluppi del mercato della musica, del web come mezzo per salvaguardare la memoria storica, dell’amore ai tempi di Internet. Tra gli eventi speciali un workshop su iPad ed editoria, un contest creativo, un concerto per cuffie, una serie di dimostrazioni pratiche per insegnare ai bambini a navigare su www.giocambiente.it, il sito della Fondazione Lombardia per l’Ambiente. E la maratona di videoconferenze «8 o’Clock Around the Clock», con una quindicina di relatori pronti a parlare della loro «esperienza digitale» da ogni angolo del pianeta: tra i protagonisti Barry Bergdoll del Museum of Modern Art di New York, l’architetto argentino Diego Petrate, l’urbanista messicano Alvaro Arellano, da Hong Kong Ha Lim Lee della società Handel Architects, dalla Thailandia Schle Wood, designer e filantropo. Tutta dedicata al mondo del lavoro, invece, la giornata di mercoledì 9 marzo, con convegni per esperti di risorse umane e «job matching» che metteranno in contatto le aziende dei più diversi settori con neolaureati e disoccupati. A questi è rivolto anche il seminario «Web2Job: come farsi pescare dalla rete (e trovare lavoro!)». «Vogliamo volgere l’attenzione ai bisogni dell’utente, riportare al centro la persona», continua Poma. «Purtroppo fare cultura digitale in Italia è roba da sognatori, delle tecnologie si ha ancora paura, le istituzioni sono poche aperte. Ma non possiamo permetterci di restare indietro, dobbiamo confrontarci su quello che il digitale può offrirci, imparare a governarlo, dobbiamo sperimentare».