Questo sito contribuisce all'audience di

Vite sprecate per gli errori sanitari

di Posted on
Condivisioni

Ortopedia, oncologia e ostetricia: ecco dove si rischia di piu’
A morire a causa di uno sbaglio sono per un terzo gli anziani oltre i 77 anni
Il tumore non riconosciuto, lo sbaglio in sala operatoria, la terapia dannosa, l’infezione in reparto. Quasi 30mila volte ogni anno i cittadini italiani denunciano i medici e gli ospedali per errori che mettono in moto le assicurazioni per i risarcimenti e talvolta costano la vita ai loro parenti o amici. Spesso, piu’ o meno in un terzo dei casi, si finisce nelle aule dei tribunali. La cosiddetta malasanita’ in Italia e’ una lunga lista di sviste, disattenzioni, carenze strutturali che finisce per allungare un’ombra scura su un servizio sanitario che quasi sempre funziona bene. quel “quasi” a inquietare e soprattutto a gettare nello sconforto le famiglie che incontrano la sanita’ che invece di curare fa male. La madre del bimbo ingessato al braccio sbagliato, quella del piccolo a cui non viene riconosciuta una peritonite e muore, il giovane vittima del melanoma perche’ non gli hanno fatto l’esame istologico a un neo. Solo a Cittadinanzattiva – Tribunale diritti del malato ogni anno piovono 4mila segnalazioni, buona parte delle quali poi risultano fondate. Gli errori riguardano le specialita’ di ortopedia nel 17,5% dei casi, di oncologia (13,9%), di ginecologia e ostetricia (7,7%), di chirurgia e oculistica (5,4%), odontoiatria (5,2%) e pronto soccorso (2,8%). Secondo il rapporto Pit – salute dell’associazione di cittadini oltre la meta’ delle persone segnala interventi chirurgici andati male, circa un quarto una diagnosi errata, un ottavo una terapia sbagliata che ha fatto male al paziente. Un peso importante lo hanno anche le infezioni ospedaliere, responsabili del 14% dei danni accertati dai medici legali, registrati cioe’ in una fase successiva alla denuncia.

I casi piu’ eclatanti, quelli che finiscono sui giornali, capitano spesso al sud, talvolta per carenze strutturali o disorganizzazione dei servizi, ma si sbaglia anche al centro nord. Il ministero della Salute cerca di tenere il monitoraggio della situazioni ma solo poche Regioni inviano dati aggiornati e credibili. Basti pensare che tra il 2005 e il 2008 il dossier del ministero conta appena 243 eventi sentinella, cioe’ fatti gravi, con pazienti morti. “Chiediamo al Governo di rendere operative su tutto il territorio nazionale le linee guida sugli errori, le check list e tutti gli strumenti di prevenzione che gia’ esistono, ma corrono il rischio di rimanere solo dei pezzi di carta”, diceva ieri Teresa Petrangolini, segretario di Cittadinanzattiva. Il 68% degli errori avviene durante il ricovero in ospedale, il 18,4% in un ambulatorio pubblico. A morire a causa di uno sbaglio, sempre secondo la ricerca annuale dell’associazione, sono anziani tra i 77 e gli 87 anni nel 32% dei casi, seguono quelli tra i 68 e i 78 anni (18%). Le vittime tra 0 e 18 anni sono circa l’11%.

“I nemici dei cittadini continuano ad essere la mancanza di una cultura della sicurezza, disorganizzazione, manutenzione troppo spesso dimenticata, assenza di qualsiasi sistema serio di valutazione degli operatori – dice ancora Petrangolini – Ancora oggi vengono frequentemente sottovalutati anche dei gesti minimi, come quello di chiudere un portellone, o controllare l’igiene di una terapia intensiva, cosi’ come lo stato delle culle o il superamento di intoppi burocratici”.
In base ai dati di Ania, l’associazione nazionale imprese assicuratrici, negli ultimi anni c’e’ stata un’impennata di richieste danni, che potrebbe non indicare solo un aumento degli errori ma anche una maggiore tendenza dei danneggiati a chiedere i risarcimenti. Si e’ passati dalle circa 17mila segnalazioni del 1996 alle 29.500 del 2007. Il valore medio dei sinistri e’ di circa 25mila euro. Sempre secondo il ministero della Salute, sono circa un terzo le denunce a cui segue un risarcimento (il 25% tramite accordo tra le parti, il 6 dopo un processo) perche’ viene riconosciuto l’errore. Per proteggersi dalle richieste di danni e assicurarsi, le Regioni italiane spendono circa 500 milioni di euro ogni anno.