Vite sprecate. La fiaba nera della disoccupazione | Non Sprecare
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Vite sprecate. La fiaba nera della disoccupazione

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Storie del declino dei piccoli centri. Resoconti di drammi personali. Difficolta’ domestiche e familiari. Tra discriminazioni inattese e gesti che ostinatamente cercano un riscatto, la disoccupazione nelle parole dei giovani studenti di Repubblica@Scuola ha il sapore agro della scoperta di una societa’ che puo’ tradire e lasciare soli. A distinguersi in particolare, per la ottava tappa del campionato, sono state Giovanna Santaera 1 dell’Istituto di istruzione superiore C. M Carafa di Mazzarino (Caltanissetta) e Desideria Zappoli 2 che studia alla Leonardo Da Vinci di Bologna.

Giovanna ha raccontato le trasformazioni, le delusioni e la crisi occupazionale del piccolo centro in cui vive. Fenomeni che colpiscono molte comunita’ italiane: “A Riesi, una decina di anni fa, era nata una piccola realta’ industriale tessile che aveva dato lavoro a piu’ di 200 persone. Tutto sembrava andare per il meglio, era una piccola certezza per molte famiglie. Fu anche creato un Istituto di Moda per i giovani che volevano lavorare in quel settore. Poi il crollo, il fallimento, anni di sciopero, di dura lotta. Molte famiglie si sono trovate con affitti, macchine, bollette e mutui da pagare, senza alcuna speranza. Hanno combattuto ed hanno ottenuto piccoli compensi attraverso la cassa integrazione”.

Desideria ha cercato di capire cosa volesse dire davvero avere a che fare con la disoccupazione. Per questo ha lasciato da parte i dizionari e ha voluto raccontare la storia di Fausto: “Ha cinquantatre anni, e una famiglia composta da sei persone, di cui cinque bambini, da mantenere; lavoratore che da anni presta la propria opera nel maggior gruppo mondiale specializzato nel settore delle macchine e dei prodotti di consumo per la saldatura elettrica, ora e’ in “cassa integrazione”, poiche’ la multinazionale per cui ha faticato piu’ di trent’anni, si trasferira’ in Polonia, licenziando tutti i dipendenti”.

Ognuno degli studenti ha cercato di cogliere un dettaglio, un elemento che potesse aiutarlo a comprendere e raccontare la societa’ 3 e le trasformazioni. Enocria ha descritto la giornata di Francesco, un giovane padre del sud che ha perduto il lavoro: “Riuscire a svegliarsi presto la mattina, quando la casa e’ fredda e ancora dormiente e’ un’abitudine dura a morire: Francesco, nonostante sia disoccupato da piu’ di 6 mesi, ogni mattina alle 6:30 prepara la colazione per sua moglie e i suoi figli, non per lui. Una tazza di latte per Mattia, un po’ di caffe’ per sua moglie e una tazza di latte, senza cioccolato, per Marta.”

Manolesta ha scritto di quelle sofferenze che si aggiungono a quelle della perdita di un lavoro: “Alcuni miei amici, i cui genitori hanno gravi difficolta’ economiche, vengono quasi emarginati dagli altri coetanei semplicemente perche’ non possono permettersi di comprare un jeans di marca o un paio di scarpe che vanno tanto di moda. Reputo questo comportamento ingiusto e irrispettoso nei confronti di questi ragazzi un po’ piu’ sfortunati di noi, che non hanno nessuna colpa”. E zerzy: “Prima la crisi la vedevamo solo in televisione, come se fosse una cosa che non ci toccasse. Eravamo dispiaciuti per tutte quelle immagini di impiegati americani e non che erano invitati a lasciare di punto in bianco il proprio posto di lavoro. Ma la cosa ci sembrava lontana, solo al di la’ dell’oceano. Ma poi la crisi e’ arrivata anche da noi ed e’ entrata in tante delle nostre famiglie. Ed e’ cosi’ che molti genitori si sono ritrovati a dover lavorare senza essere pagati per mesi e mesi, non riuscendo piu’ a trovare i soldi per portare avanti la propria famiglia e la propria vita. D’improvviso tutte le sicurezze sono state tolte da sotto i piedi”.

Tante le difficolta’ che arrivano e rendono le cose sempre piu’ difficili. Fidel usa parole semplici e dirette che fanno male: “mio padre e’ da due anni in Cig e rischia il posto di lavoro in una ferrosud arrivata agli sgoccioli. Al Sud non c’e’ l’alta velocita’ e mancano le commesse quindi l’industria chiude. Nel salottificio Natuzzi un operaio si e’ tolto la vita per aver ricevuto la comunicazione di cassaintegrato… pare che siano tanti!”. E anche ragu, con un pizzico di fiducia e speranza, descrive una realta’ che conosce bene: “Anche noi, in famiglia, abbiamo dei problemi: papa’ si alza alle 6:00 del mattino per andare a lavorare ad Uta, un paese della Sardegna non tanto distante da Cagliari, per fare rientro a casa intorno alle 19:30 della sera. A fine mese il suo principale, un impresario edile, non puo’ pagarlo perche’ non riescono a vendere le case, percio’ non possiamo fare tutte le commissioni che vorremmo; non possiamo fare grandi acquisti ma tutti insieme siamo fiduciosi che presto tutto possa cambiare in meglio”.