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Vita. Ru486 alle minorenni solo con il si’ dei genitori.

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Raccomandazioni e consigli al buon uso della pillola abortiva. Le attese linee guida annunciate dal ministero della Salute per indicare alle Regioni come somministrare attraverso i servizi ospedalieri la Ru 486 sono pronte. Le attenzioni sono rivolte al ricovero (da disincentivare le dimissioni anticipate), al consenso infornato soprattutto per le donne straniere, e alle minorenni. A tale proposito si ribadisce che andrebbero escluse le ragazze prive dell’autorizzazione dei genitori perche’ vorremmo evitare ? sottolinea il sottosegretario Eugenia Roccella ? il caso di giovanissime che assumono il farmaco con ordinanza del giudice all’insaputa della famiglia e che poi firmino dimissioni anticipate, andando incontro a possibili rischi.

TRE PARERI – Il documento ripercorre il contenuto di tre pareri espressi dal Consiglio Superiore di sanita’ dove si afferma chiaramente che la pillola e’ ritenuta sicura quanto il metodo d’aborto tradizionale (quello chirurgico) solo se viene data in regime di ricovero ordinario. Questo per contrastare il ricorso al day hospital. Procedura che poi nella pratica e’ la piu’ frequente. In genere la donna preferisce firmare il registro delle dimissioni e tornare a casa dopo aver preso il farmaco a base di mifepristone (la sostanza che provoca l’interruzione della gravidanza). Il documento del ministero verra’ inviato alle Regioni ma non avra’ un valore vincolante, nel rispetto della loro autonomia. Ci siamo mossi sulla base dei tre pareri del Consiglio e dell’informativa trasmessa dal ministro Maurizio Sacconi all’Ue. In Italia c’e’ una legge sull’aborto che va rispettata. L’interruzione volontaria di gravidanza deve avvenire in ospedale. Il pericolo da sempre denunciato da chi e’ contrario alla Ru 486 e’ che diventi una scorciatoia per evitare il ricovero. Nelle linee guida sono indicati i punti irrinunciabili del protocollo operativo che le Regioni saranno libere di applicare. In particolare ? insiste il sottosegretario ? e’ importante che le donne straniere vengano messe in condizione di comprendere il significato della procedura.

CONSENSO INFORMATO – Attenzione, inoltre, al consenso informato. Che non dovra’ essere una formalita’: La donna si dovra’ assumere la responsabilita’ di restare in ospedale. Non e’ un ricovero coatto, e’ nel suo interesse pero’ che resti sotto controllo dei medici fino al termine dell’aborto che deve essere accertato con un’ecografia. E se le Asl si discostassero da questi consigli? Credo che andranno incontro a criticita’ amministrative, di monitoraggio e sicurezza sanitaria. La RU 486 e’ stata approvata in via definitiva dall’Agenzia nazionale del farmaco (Aifa) il 31 luglio scorso. La distribuzione in Italia da parte dell’azienda produttrice e’ partita solo ad aprile. Le Regioni hanno deliberato autonomamente le modalita’ di somministrazione scegliendo nella maggior parte dei casi il ricovero ordinario che in media e’ di tre giorni. Ma nella pratica le cose sono andate diversamente. La donna preferisce tornare a casa e rivolgersi una seconda volta al servizio ospedaliero per ricevere il secondo farmaco, a base di prostaglandine (per il distacco del feto). Il quotidiano Avvenire ieri riportava come eccezionali le storie di quattro ragazze, due italiane e due straniere, che a Venezia hanno preferito ricoverarsi. Nessuna ha firmato il registro delle dimissioni.