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Victoria, a undici anni sfida Einstein

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La bambina è un genio. Non perché lo dicono i suoi genitori. Troppo facile. Perché lo dice un test che non può sbagliare. Secondo gli scienziati del Mensa il suo QI, il quoziente intellettivo, è 162. Cioè più alto di quello di Darwin, che aveva 160, e appena sotto quello di Einstein che aveva 165. In ogni caso abbondantemente sopra la media mondiale, che solo nell’1% dei casi supera 135. C’è di più, Victoria Cowie, che ha 11 anni, è nata a Wolverhampton, dove sono noti solo per una squadra di pallone che va così così, è quella che si definisce un «all-around». Sostanzialmente capisce ogni cosa. Non solo è più rapida e accurata in matematica, fisica e inglese. Ma anche in geografia e filosofia, nei giochi di parole, nell’analisi grammaticale e persino nei video game. Se avete un minimo di amor proprio non sfidatela a Sudoku. «Adoro quel gioco».

Il suo cervello è speciale, come la grana della pellicola più sensibile che si usava per fotografare con la luce scarsa. Rendeva il doppio. «Anche nello sport ha un’altra marcia, dovreste vederla giocare a tennis», spiega sua madre. Negli annali del Mensa c’è soltanto un’altra «all around»: Ipazia d’Alessandria, matematica, astronoma, filosofa e incantatrice di folle. Splendida e carismatica. Rappresentante della filosofia neo-platonica pagana, fu uccisa e fatta a pezzi da un setta di fanatici cristiani nel marzo del 415. Altri tempi.

A inseguire la bambina di Wolverhampton, alta, pallida, i capelli castani lunghi fino a metà della schiena, ci sono le quattro scuole secondarie migliori della Gran Bretagna. La invocano come se fosse Platone. Oppure Mozart, che in effetti aveva un QI più basso di lei. «Ma io non mi sento strana. Ho un sacco di amici, leggo Harry Potter e mi piacciono Lady Gaga e Michael Jackson». E’ quella la musica che ascolti in casa? «Beh, quella assieme a Bach, Beethoven e Handel». Prima di addormentarsi si rilassa suonando il violoncello. Oppure il pianoforte, il flauto dolce, il flauto traverso o il sax. Non ha fatto il conservatorio. Ma ovviamente è come se. «Qualunque cosa sceglierà di fare, lo farà come nessun altro», giura Sir Clive Sincalir, presidente onorario del Mensa. «Mi piacerebbe fare la veterinaria. Gli animali sono speciali», replica lei. Inventare la macchina del tempo no? «Forse».

David e Alison, i suoi genitori, si accorsero che Victoria era speciale quando aveva tre anni. «Entrammo in un caffè vicino a un lago. Quando ci sedemmo ci disse: mi raccomando, non date da mangiare ai cigni. Le chiesi perché. Mi rispose che lo stava leggendo sulla porta a vetro all’ingresso. In effetti all’esterno c’era un adesivo. E lei lo stava leggendo al contrario, in trasparenza. Adesso ci preme solo che abbia una adolescenza uguale agli altri». Improbabile. La bimba-genio, un vestito di lana viola che arriva alle caviglie, appoggia le braccia su una pila di libri. «In genere le persone sostengono che le cose entrano loro in un orecchio per uscire dall’altro. Con me è il contrario. Quando una cosa entra è come se dall’altra parte trovasse un muro. Dunque resta lì diventando mia». E lo dice sogghignando, con il volto raggiante forte della terribile perfezione della sua logica.