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Usa. Con elezioni midterm tramonta l’agenda verde di Obama

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I cittadini californiani martedì hanno respinto con un referendum una norma che annullava la legge statale sul cambiamento climatico: l’unico dato positivo in una serata, quella delle elezioni di metà mandato, che di fatto ha segnato la fine dell’agenda verde del presidente Usa Barack Obama. Con la solitaria vittoria californiana gli ambientalisti sono riusciti a tenere in vita un modello per la lotta al riscaldamento, preservando una legge del 2006 che fissa obiettivi ambiziosi per la riduzione dei gas serra e ha attirato decine di milioni di investimenti verdi. Ma nel Congresso gli equilibri si sono spostati a favore di chi nega che esista il cambiamento climatico provocato dall’uomo e si oppone alle iniziative del governo sul riscaldamento globale. Secondo Think Progress, il sito web del think tank liberal Centre for American Progress citato dal quotidiano britannico The Guardian, oltre la metà dei nuovi eletti repubblicani nega l’esistenza del cambiamento del clima dovuto ad attività umana. Una schiacciante maggioranza, l’86% si oppone a qualunque aumento della tasse per le imprese più inquinanti. Cifre che prefigurano un ritorno alla deregulation ambientale dell’era Bush. Nella sua conferenza stampa di ieri sera Obama ha fatto capire che negli due ultimi anni del suo mandato accantonerà i progetti più ambiziosi di legislazione su clima ed energia, dicendo che cercherà l’accordo dei repubblicani su temi quali il risparmio di carburanti e l’auto elettrica. "L’introduzione di un mercato della Co2 era solo uno dei modi per arrivare all’obiettivo, non l’unico", ha detto ai giornalisti alla Casa Bianca. "Cercherò altri modi di affrontare il problema". La proposta di Obama di introdurre un sistema di quote e di scambi sulle emissioni inquinanti (in gergo ‘cap and trade’) è stato uno dei temi nascosti delle elezioni di metà mandato, che ha alimentati i fervori dei Tea Party. E ha provocato la sconfitta di vari democratici di stati conservatori, che lo scorso anno hanno votato alla Camera in favore della proposta, ad esempio in Virginia Tom Perriello e Richard Boucher. "Non penso che ci siano dubbi in proposito, il cap-and-trade è stata la questione centrale della campagna" dichiara al sito politico.com l’ex capo di gabinetto di Boucher, Andy Wright. "Se Rick avesse votato no, avrebbe vinto a mani basse". Il voto di martedì ha affidato i seggi del Congresso a un nutrito contingente di politici ostili alla stessa nozione di riscaldamento globale. Il nuovo presidente della Camera John Boehner ha dichiarato: "L’idea che il biossido di carbonio sia cancerogeno e dannoso per l’ambiente è quasi comica". Vicky Hartzler, che in Missouri ha avuto ragione del veterano Ike Skelton, ha definito il global warming una truffa. Anche i candidati vincenti dei Tea Party al Senato, come le stelle nascenti Rand Paul (Kentucky) e Marco Rubio (Florida), hanno detto di non credere al cambiamento climatico provocato dall’uomo. E qualche sopravvissuto democratico è altrettanto contrario. Joe Manchin ha conquistato il suo seggio della West Virginia letteralmente sparando con il suo fucile sull’agenda climatica di Obama. Nella sua inusuale veste di commentatrice politica per Fox news, la sera del voto, la regina dei Tea Party Sarah Palin ha parlato dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente (Epa) come di un esempio di spesa pubblica inutile. E la leadership repubblicana ha già segnalato la sua contrarietà a una serie di regolamenti dell’Epa, come quelli su ozono e mercurio. Le iniziative regolatorie dell’Agenzia rappresentano il piano B di Obama per imporre limiti alle emissioni di gas serra dopo che quest’estate il Senato ha rinunciato al progetto di legge sul clima. La nuova leva repubblicana va oltre, promettendo indagini sul climate change e sull’operato del capo dell’Epa Lisa Jackson. Copyright APCOM (c) 2008