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Un libro racconta la societa’ degli sprechi in America

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Cibo, petrolio, acqua, elettrodomestici, vestiti. Ma anche semplici rifiuti. Tra i tanti simboli dell’America, e del suo primato globale, c’è anche questo: lo spreco. E Cinzia Scarpino in un libro frizzante, ricco di storie, racconti e citazioni letterarie (Us Waste, rifiuti e sprechi d’America. Edizioni Il Saggiatore, 325 pagine, 23 euro) ci racconta la finita in corto circuito con la Grande Crisi del 2008 in cui ancora siamo tutti immersi. Gli Stati Uniti sono l’epicentro della recessione e dello spreco, allo stesso tempo, e alcune simmetrie storiche con il precedente crollo del 1929 fanno decisamente impressione. All’epoca gli americani avevano scoperto la passione per gli acquisti a rate e nel 1929, l’anno del crollo di Wall Street, il 90 per cento di tutte le macchine da cucire, delle radio, dei frigoriferi e delle lavatrici, erano state acquistate a rate. Ottant’anni dopo il film si è ripetuto. Quando esplode la Grande Crisi si scopre un paese dove ciascuna famiglia è indebitata, soltanto sulle carte di credito, per circa 10mila dollari l’anno. Una cifra insostenibile, un termometro di consumi drogati, compulsivi. Spreconi.

Il viaggio sul campo della Scarpino è fitto di sorprese, come per esempio quelle a proposito del triangolo automobili-ambiente-rifiuti. Abbiamo sempre considerato gli americani come dei cittadini virtuosi, capaci di tenere pulite città e piccoli sobborghi di periferia: adesso scopriamo che hanno il vizietto di gettare la spazzatura sulle strade, come i napoletani. Nel biennio 2006-2007, secondo un’indagine del New York Times, i rifiuti da strada abbandonati dagli americani sono stati pari a 107.000 metri cubi, abbastanza per  riempire 8750 camion. Un danno enorme all’ambiente e alla qualità della vita.

Us Waste è anche un libro metaforico. Ci racconta come, sotto le mentite spoglie di una libertà fasulla, l’iper consumismo e lo spreco rappresentano  due facce di una stessa medaglia, il modello di sviluppo di un capitalismo senz’anima, truccato. E purtroppo, proprio per l’egemonia esercitata dagli americani negli ultimi trent’anni, questo schema si è diffuso in tutto il mondo occidentale, a partire dalla nostra Italia, un paese di uomini e donne che hanno fatto il miracolo economico sulla leva della sobrietà e oggi arrivano a gettare nella spazzatura qualcosa come il 20 per cento della spesa. Pane, pasta e carne, ancora perfettamente commestibili. Ma se lo spreco è il paradigma del modello saltato con la Grande Crisi, non sprecare è la bussola per il cambiamento. Per un nuova vita che ci faccia sentire tutti più responsabili e meno indifferenti.