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Troppo rumore, Linate condannato

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Settecentocinquantamila euro di risarcimento per le notti insonni e le crisi d’ansia, lo stress accumulato negli anni, ma anche — in un paio di casi — per spese materiali come vetri antirumore, climatizzatori, serramenti nuovi. Dopo anni i residenti di Redecesio, il quartiere di Segrate su cui vola il 90 per cento degli aerei di Linate, hanno vinto la loro prima battaglia. Il giudice della prima sezione del tribunale civile Maria Luisa Padova ha condannato Enac, ministero dei Trasporti e Sea (la società che gestisce Linate e Malpensa) a risarcire i cittadini che hanno fatto causa contro i livelli di rumore.

Viene dichiarata «accertata» la «lesione dell’integrità psicofisica degli attori», e riconosciuto il «danno non patrimoniale» ai 27 cittadini che hanno documentato con cartelle cliniche e diagnosi mediche lo stress e le crisi d’ansia, mentre a due famiglie verranno liquidate anche le spese per serramenti e climatizzatori. Ma sono i danni alla salute a far impennare l’entità del risarcimento, stabiliti dal giudice — in base all’età dei ricorrenti e ai danni alla salute — da un minimo di 14mila euro fino a un massimo di 40mila. Con un totale pesante, pari a 751mila.

Nel 2007 i residenti chiesero un intervento al giudice che ordinò a ministero dei Trasporti e Enac di adottare «entro nove mesi le misure tecniche necessarie per ridurre il rumore a Redecesio entro un valore massimo di 65 decibel». La spalmature di arrivi e partenze lungo altre rotte ha prodotto una riduzione del rumore, ma anche proteste e problemi in altri comuni. Un anno dopo, quando quella sperimentazione è stata interrotta, il giudice ha disposto l’intervento in causa della Sea, individuato come l’ente competente ad attuare il piano di contenimento del rumore. La situazione però non è mai migliorata: la media del rumore è stata di 67 decibel, con punte che superavano i 90. Da qui l’esposto e oggi la decisione del giudice, che ha anche trasmesso gli atti alla procura per verificare eventuali ipotesi di reato.

«Siamo molto soddisfatti che sia stata riconosciuta la fondatezza delle preoccupazioni degli abitanti e l’esistenza dei danni subiti — commenta il legale dei residenti, l’avvocato Veronica Dini — Ora, oltre ai risarcimenti, Sea e Ministero dovranno intervenire, anche attraverso i piani di risanamento acustico che tante volte avevamo chiesto. L’importante è che situazioni come quella di Redecesio non si ripetano in futuro».