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Tifo per Obama e per l’ambiente. Ma spero che non dica bugie

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Dobbiamo fare il tifo per Obama, nel presumibile testa a testa con Romney: su questo non c’è dubbio. Il candidato democratico, almeno in teoria, ha idee molto forti sulle politiche ambientali, mentre il repubblicano è apertamente schierato a favore dei grandi gruppi del petrolio e del gas che lo hanno sostenuto in campagna elettorale con generosi contributi pari a circa 2 miliardi di dollari. Sui temi ambientali, Obama ha giocato in difesa durante la campagna elettorale, e ha eclissato le sue promesse (non mantenute) del primo mandato per non toccare la sensibilità di un corpo elettorale scosso dalla crisi economica. Anche per questo motivo questioni come l’efficienza energetica, le nuove fonti di apporoviggionamento, il ridimensionamento del petrolio, il surriscaldamento del pianeta, sono uscite dall’agenda della campagna elettorale. Poi è arrivato l’uragano Sandy, con i suoi effetti catastrofici, quasi a ricordare che dai temi ambientali non si può prescindere nel mondo e in particolare negli Stati Uniti d’America. Ma il punto chiave è capire se e come Obama, una volta rieletto, riuscirà a mantenere gli impegni presi già in occasione del primo mandato. Ricordiamone alcuni: investimenti per 150 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni in energie verdi, creazione in questo settore di 5 milioni di posti di lavoro, una quota del 25 per cento dell’elettricità in tutto il Paese creata da fonti rinnovabili (oggi siamo appena al 14 per cento). Promesse fatte e non mantenute, mentre sono restati nel budget del governo 4 miliardi di sussidi per le estrazioni dei gruppi petroliferi e la benzina è andata alle stelle. Forza Obama, dunque, ma per fare quello che aveva annunciato.

 

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