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Tagli alla politica, per ora solo numeri

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Antonello Cherchi

 

Si parta alla Camera o si inizi al Senato, si prendano i disegni di legge già pronti o si affidi a una commissione speciale il compito di redigerne uno, il taglio dei parlamentari non può più attendere. Sono gli stessi diretti interessati a dirlo. Basta guardare le proposte che giacciono in Parlamento: ce ne sono di tutti gli schieramenti.

E se il valore più alto rimarrebbe quello simbolico – chi chiede le rinunce agli altri non può che dare l’esempio –, non sarebbe comunque secondario l’impatto sui costi e avrebbe il suo peso pure l’effetto-cuneo, perché si porrebbero le basi per rivedere il bicameralismo perfetto.
Si tagli, insomma. E senza andare troppo per il sottile. Perché la salvaguardia della rappresentatività democratica è l’ultimo dei problemi. Che si lascino a casa cento o cinquecento onorevoli, l’obiettivo è – assicurano gli esperti – avere un Parlamento più consono all’oggi. In grado di decidere e di farlo in tempi rapidi. Risultato che quando si è in mille – per di più coperti di benefit – diventa quasi impossibile.

Resta, dunque, da trovare la quadra sul quantum: dimezzamento secco o ipotesi più morbide, come quella di 400 deputati e 200 senatori avanzata a suo tempo dalla Bicamerale D’Alema e ripresa in alcune proposte? «Non ci impiccheremo sui numeri», assicurano esponenti di destra e di sinistra. Non resta che dimostrarlo.