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Tagli ai fondi per lo sviluppo: Italia agli ultimi posti

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È stato appena presentato il sesto Rapporto Aidwatch, elaborato da Concord, la confederazione europea che rappresenta 1800 organizzazioni non governative di 26 associazioni nazionali e 18 network internazionali. Il rapporto fotografa ogni anno la cooperazione allo sviluppo dell’Unione Europea e dei singoli Paesi Europei. Il totale dell’investimento europeo per la lotta alla povertà, gli obiettivi del Millennio e lo sviluppo sostenibile è stato nel 2011 di 53 miliardi di euro.

Però c’è chi ha contribuito di più, chi molto meno. Nove Paesi, Lussemburgo, Svezia, Danimarca, Paesi Bassi, Gran Bretagna, Malta, Belgio, Irlanda, Finlandia hanno mantenuto lo stanziamento finanziario al di sopra dello 0,5% del PIL, tenendo fede agli impegni assunti. Germania e Francia sono di poco al di sotto dello 0,5%, pur rimanendo in posizione di rilievo. Undici Paesi europei hanno invece tagliato i finanziamenti rispetto al 2010 e la più alta diminuzione è stata quella di Spagna (-53%) e Italia (-38%), che rimane agli ultimi posti nella graduatoria europea.

Leggiamo dal sito dell’Ai.Bi, associazione Amici dei Bambini: «L’Italia, come altri Paesi ha addirittura cercato di nascondere tali tagli contabilizzando come aiuti allo sviluppo costi impropri. I fondi stanziati infatti passerebbero a livello teorico dallo 0,15% del 2010 allo 0,19% del 2011, ma sono dati gonfiati dall’inserimento del costo per l’accoglienza dei rifugiati e dalla remissione di debiti ormai inesigibili. Il dato reale depurato da queste componenti si assesta allo 0,13% del PIL, numero che dovrebbe confermarsi anche per il 2012. Per questo il 2011 verrà quindi ricordato come l’anno in cui l’Italia ha realizzato una delle peggiori performance della sua storia nell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo».

Unica nota positiva l’istituzione del Ministero per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione, sebbene si tratti di un Ministero senza portafoglio. Serve un cambio di rotta – affermano le tre Reti delle ong italiane, AOI, CINI e LINK2007 – «Per farlo occorre un salto culturale, una nuova visione del ruolo dell’Italia nel mondo, che porti a vedere la cooperazione con i paesi in via di sviluppo come un investimento per il nostro paese e per il suo futuro».