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Sui rifiuti a Napoli il centrodestra rischia limplosione.

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Di Antonio Galdo  da www.ilmattino.it

 Ma Alfano è ancora il segretario del Pdl?

 
 
Lo scontro sul decreto per l’emergenza rifiuti a Napoli si sta trasformando in un impasto di comiche surreali e di uno psicodramma politico per il centrodestra. La Lega, con la sua nota disinvoltura, prende le distanze dal provvedimento e dopo non averlo votato in Consiglio dei ministri conferma il suo dissenso anche per l’esame dell’aula parlamentare. Un no secco e perentorio, che ha un solo significato: abbandonare Napoli al suo destino, mostrare i muscoli ai propri elettori delle regioni presidiate dal Carroccio e alimentare le peggiori pulsioni separatiste in un Paese già sfibrato dalla recessione. L’aspetto farsesco della vicenda sta nel fatto che, dopo al sentenza del Consiglio di Stato che in pratica consente il trasferimento dell’immondizia napoletana in altre regioni senza dover chiedere il permesso a nessuno, il provvedimento è del tutto inutile. Un minimo di buon senso, e se volete anche di furbizia politica, vorrebbe che a questo punto il decreto fosse ritirato, sfilando alla Lega l’arma dei suoi giochi da piccolo cabotaggio elettorale. Invece si continua a discutere del nulla, rischiando una lacerazione nella maggioranza che la rende ancora più sfarinata di come appare. A questo punto ti aspetteresti, e qui siamo allo psicodramma, una reazione, uno scatto d’orgoglio,  dei parlamentari meridionali, non solo campani, all’interno del Popolo della libertà, ma al contrario stiamo assistendo alla loro irrilevanza ed a un’ulteriore spaccatura, sempre lungo l’asse Nord-Sud del Paese, all’interno della prima forza politica del Paese. Se poi aggiungete il diabolico meccanismo delle coincidenze il quadro di una dissoluzione del centrodestra è completo: nello stesso giorno in cui si dovrebbe approvare il decreto rifiuti per Napoli, infatti, l’aula di Montecitorio è chiamata a decidere sull’arresto del deputato pdl Alfonso Papa, incastrato nelle torbide manovre della cosiddetta P4. Ancora una volta i leghisti si smarcano dalla maggioranza, anche se a giorni alterni: una mattina  vogliono sbattere Papa in galera e la sera dopo pensano di salvarlo in attesa di una sentenza del tribunale, salvo poi  invocare la “libertà di coscienza” dei singoli parlamentari che, in questo clima, significa aprire le porte del carcere per l’imputato.  
Ci vorrebbero, per mettere fine alla storia e alla commedia degli equivoci, un partito e un leader autorevole. E sulla carta il Popolo della libertà ha appena incoronato un nuovo capo, il ministro Angelino Alfano in attesa di sostituzione al ministero della Giustizia, accolto da un voto unanime dopo l’investitura ricevuta direttamente da Silvio Berlusconi. E invece Alfano, parlamentare siciliano eletto nel Sud, che cosa fa? Tace. Non batte un colpo, come se il disastro di una grande città come Napoli non lo riguardasse e come se il suo incarico fosse ancora in attesa di qualche conferma. E nel silenzio, specie quando la politica ti chiede di alzare la voce, un vero leader non potrà mai definirsi tale, ma resterà sempre un semplice gregario.