Questo sito contribuisce all'audience di

“Strade, porto e villette a schiera, così vogliono sfregiare la Maremma”

di Posted on
Condivisioni

Gli affari della laguna sono benedetti dal silenzio. Zitti zitti, vogliono cambiare il volto di Orbetello. E se quella contestatissima autostrada a quanto pare passerà ormai al di qua delle colline, fanno intanto nascere sacre alleanze per rovesciare cemento su uno dei luoghi più belli d’Italia. Tutto è nascosto, inconfessato, nei cassetti però sono pronti i progetti per dare l’assalto a questa striscia di Maremma.

C’è già un porto e ne pretendono uno più grande, così ci saranno tre posti barca per ciascuno dei quattrocento abitanti di Talamone. C’è una fabbrica abbandonata e, lì in mezzo, sognano schiere di ville con soci napoletani che si portano dietro l’odore di frequentazioni camorristiche. Ci sono le alghe da smaltire e così i capannoni sfioreranno l’oasi dei fenicotteri. E poi, ci sono sempre quei maledetti 11 chilometri di autostrada tirrenica che diventeranno paesaggio. Dopo anni di dispute e tracciati modificati, sono cominciati i "carotaggi" e le misurazioni proprio sul versante del mare. "E tengono i cittadini all’oscuro di tutto", raccontano quelli dell’Associazione Colli e Laguna, cinquecento iscritti in due mesi e quattromila contatti su Facebook. Variante dopo variante e percorso dopo percorso, l’autostrada correrà parallela all’Aurelia e alla costa, ufficialmente per risparmiare denaro  –  un miliardo di euro, dicono  –  ma di fatto l’ultima correzione di rotta salverà anche qualche dimora

Vip adagiata oltre i poggi. Quelli dei comitati sono furiosi, insospettiti da patti sottobanco e prodigiosi affiatamenti. Il primo fra tutti quello fra il sindaco di Orbetello e ministro alle Infrastrutture Altero Matteoli e l’ex sottosegretario Antonio Bargone, un dalemiano di ferro che è presidente della Società Autostrada
Tirrenica. Tutti e due dalla stessa parte, a favore dell’autostrada a due passi dalla laguna.

Ma nel regno del sindaco-ministro non sono soltanto quegli 11 chilometri a sollevare scandalo. Nei paraggi, proprio fra l’oasi del Wwf e lo scalo ferroviario, c’è un terreno di 55 ettari che ha scatenato appetiti. Là sopra ci sono 400 mila metri cubi di fabbricati da trasformare in oro, i vecchi stabilimenti della Sitoco, un’azienda della Montecatini che per settant’anni ha prodotto concimi chimici e che è stata rilevata nel 2004 per 7 milioni di euro dalla "Laguna Azzura srl", una società davvero molto speciale. Dentro stanno insieme le coop rosse e i fratelli Marano di Napoli – uno è l’ex senatore di Forza Italia Salvatore – appena scivolati in una bancarotta da 100 milioni di euro. Fra le carte, affiorano nomi entrati ed usciti (Stefano Marano, indagato e prosciolto per mafia) dalle investigazioni per le loro vicinanze con il clan Di Lauro. La società dovrebbe bonificare l’area, l’obiettivo è tirare su case. Chi è contrario? Le opposizioni non fiatano, interessi trasversali cuciono la bocca a tutti.

E intanto aspettano le elezioni comunali del prossimo marzo, quando Matteoli se ne andrà e sindaco proverà a tornare Rolando Di Vincenzo, un ex An sempre alle spalle del ministro, attuale assessore ai lavori pubblici e commissario del governo per tutte le faccende della laguna. Lo descrivono come un piccolo Bertolaso all’ombra dell’Argentario.

Per buttare calcestruzzo dappertutto, qui si muovono sottotraccia e hanno raffinato il linguaggio per mantecare le operazioni più spericolate. Usano parole come "mitigazione ambientale" o "compensazione naturale", tutto è "riqualificazione" intorno a Orbetello. Ma freneticamente, progettano, si organizzano. Come per l’"impianto delle biomasse algali", un sistema che mescola le alghe della laguna e il fango per produrre energia. "È una mostruosità per quanto è grande e per quanto costa, la malattia alghe serve a giustificare ben altro", denuncia Valentino Bisconti, consigliere provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà. Sono altri 30 mila metri quadri di costruzioni, a neanche duecento metri dal bosco della Patanella. Secondo uno studio – quando l’impianto sarà a pieno regime – sul viottolo che porta all’oasi del Wwf dovrebbe passare un camion ogni 30 secondi.
Fanno tutto alla grande. Come al porto. Quello che c’è  –  a Talamone – può accogliere quasi 750 barche.

Vogliono allargarlo per mettercene dentro altre 300. "È il pretesto per speculazioni edilizie, nella zona di porti ce ne sono già sei", dice Michele Scola, il presidente della sezione di Grosseto di Italia Nostra. Un investimento immobiliare mascherato da porto. Con una banchina di cemento che si allunga per seicento metri nella laguna. Molto graziosamente la chiamano "cintura ecologica".