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Sprechi pubblici 1: che fine fanno i fondi comunitari destinati alla Calabria

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Quest’anno per due volte l’Unione europea (UE) ha stanziato fondi pubblici comunitari per complessivi 58 milioni di euro per la Regione Calabria (comune di Rosarno, San Ferdinando e Gioia Tauro).

AIAB, ARI e il Coordinamento Europeo Via Campesina (ECVC) denunciano, però, che questi sussidi vengono usati per attività ludiche: palestra, piscine e campi da tennis, mentre la situazione dei piccoli agricoltori e quelle di migliaia di lavoratori stagionali presenti in zona continua a deteriorarsi giorno per giorno.

Nel gennaio 2010, è scoppiato un grave conflitto causato sia dalle condizioni di lavoro, alloggio e protezione sociale dei lavoratori sia dalla riduzione dei prezzi per le arance.
Diversi casi di violenza si sono verificati ai danni dei lavoratori che chiedevano migliori condizioni di lavoro e alloggi decenti.

ECVC riafferma con forza che l’Europa ha bisogno di tutti i suoi contadini e che i lavoratori della terra necessitano di salari dignitosi e condizioni di vita degne.
Fra circa un mese per migliaia di migranti che vivono e lavorano in questa regione avrà inizio la raccolta delle arance. In alcuni luoghi i programmi di edilizia sociale sono stati avviati per permettere alle persone di avere un tetto, ma sono una minoranza e spesso assomigliano a ghetti creati fuori dalla vista e lontani dai luoghi di vita senza negozi, locali pubblici o mezzi di trasporto adeguati.

Per la grande maggioranza dei lavoratori, la situazione non è cambiata, e migliaia di loro continuerà, a prescindere dal loro statuto, a vivere in case fatiscenti e tuguri abbandonati.
ECVC contesta questi investimenti “ludici”, mentre gran parte della popolazione contadina e i lavoratori della terra sono "dimenticati" dal sostegno istituzionale. ECVC riafferma con forza l’urgenza di attuare il sostegno alle aziende agricole contadine che permettano di sostenersi ottenendo un reddito dal loro lavoro.

Inoltre, il Coordinamento Europeo di Via Campesina esige da parte dell’UE l’istituzione della condizionalità sociale degli aiuti, cioè della loro sostenibilità sociale, e il controllo della loro efficienza, al fine di favorire i diritti dei lavoratori e dei contadini piuttosto che vantaggi dei soliti “imprenditori rapaci”. Solo così potrà essere conseguito il diritto alla sovranità alimentare.