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Sprechi, la casta dei partiti a Londra

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Negli ultimi giorni, l’ opinione pubblica britannica si sta godendo un’ insolita forma di divertimento, che consiste nelle rivelazioni quotidiane delle somme di denaro indicate nelle note spese dei parlamentari, e del genere di servizi che questi deputati considerano parte essenziale del loro lavoro: giardinaggio, pulizie domestiche, filmini pornografici, crocchette per il cane. Uno spettacolo al contempo ridicolo e imbarazzante. La grossa sorpresa, per me, e’ stata invece ascoltare l’ opinione di un amico italiano a proposito di questo scandalo. Allora vuol dire, ha suggerito, che la politica britannica adesso e’ sporca come quella italiana? Ovviamente, non ha gradito la mia risposta: no, ho risposto, per quanto ridicole e certamente scandalose possano apparire le nostre faccende. Il mio interlocutore voleva poi farmi ammettere che, vista la profonda crisi economica in Gran Bretagna e il discredito piovuto addosso al modello economico anglosassone, il Paese oggi cova un feroce risentimento con tutto il sistema politico; ed era convinto – come molti italiani – che anche noi ci dibattiamo in non poche difficolta’ alle prese con la nostra casta politica. Anche questo, a mio avviso, e’ errato. Perche’ mai? Lasciatemi spiegare. La conclusione corretta da trarre dall’ attuale scandalo politico britannico non e’ che i nostri politici sono diventati piu’ corrotti, bensi’ che il metodo seguito dal nostro Parlamento per pagare i deputati e’ l’ ennesimo esempio del tipico vezzo inglese di credere che possiamo permetterci servizi pubblici a prezzi stracciati. Proprio come, storicamente, abbiamo speso troppo poco per treni, scuole e ospedali, cosi’ pure abbiamo cercato di risparmiare il piu’ possibile sugli stipendi dei nostri rappresentanti politici. Lo stipendio di un deputato inglese e’ il piu’ basso tra le principali economie europee e il Parlamento si e’ sempre mostrato riluttante a votare un aumento, proprio per evitare di scatenare critiche e malumori. Di conseguenza, ha messo in piedi un sistema di rimborso spese, con tanto di fatture accompagnate da descrizioni dettagliate, quasi fosse un sotterfugio per consentire ai deputati di incrementare de facto i loro introiti fino a livelli accettabili. Le entrate dei parlamentari inglesi, grazie a questo sistema che contempla l’ assunzione di familiari in qualita’ di segretari, stipendiati dallo Stato, restano tuttavia ancora inferiori agli stipendi percepiti dai parlamentari italiani. Per non parlare del fatto che la vita e’ molto meno cara a Roma in confronto a Londra. Oggi, pero’, sono venute a galla due cose che hanno coperto di ridicolo i deputati inglesi: innanzitutto, la nostra legge sulla liberta’ di informazione, varata dal governo laburista subito dopo il suo insediamento nel 1997, obbliga finalmente il parlamento a pubblicare tutte le note spese presentate dai deputati; secondo, il governo laburista e’ in carica per il dodicesimo anno consecutivo, e quindi sia il Paese che i media ne hanno abbastanza. Per questo se la ridono allegramente di tutto quello che mette in imbarazzo i ministri, e il rimborso spese presentato dal nostro ministro degli Interni per due filmetti a luci rosse si e’ rivelato spassosissimo. Ma siccome tutti i deputati partecipano a questo assurdo sistema di rimborsi, il ridicolo adesso si e’ riversato anche sui partiti dell’ opposizione. Per questo motivo, lo scandalo ha perso qualsiasi reale valenza politica e non avra’ alcun peso nelle prossime elezioni politiche in Gran Bretagna, che dovranno tenersi entro giugno 2010. Il partito laburista e’ dato per perdente, mentre vincera’ quasi sicuramente il partito conservatore di centrodestra, ma non per motivi da ricollegarsi alla corruzione ne’ all’ attuale scandalo. I risultati appaiono gia’ prevedibili non solo per la recessione economica, ma anche perche’ il Paese esige un cambio al vertice. E questo mi porta a sfatare un altro mito, e cioe’ che la recessione in Gran Bretagna e’ senza precedenti e che di conseguenza il Paese e’ sull’ orlo di una crisi di nervi. Nulla di piu’ falso. Durante la crisi – quelle si’ gravissima – dei primi anni di Margaret Thatcher, nel 1980-82, le strade delle citta’ inglesi sono state devastate da scioperi, manifestazioni e persino sommosse. In questi giorni non se ne vede traccia. Il motivo e’ che la contrazione del nostro Pil non risulta peggiore rispetto agli altri Paesi europei e la disoccupazione inglese non appare particolarmente elevata, anzi, resta inferiore alla media europea, persino piu’ bassa di quella italiana. vero, i prezzi immobiliari sono crollati di circa il 25% e le banche hanno invocato il salvataggio del governo; e si’, la spesa pubblica e’ notevolmente aumentata e il nostro debito pubblico sale. Tutto cio’, comunque, non sta infliggendo grandi rinunce o sofferenze al Paese. Anzi, la svalutazione della sterlina del 30% contro l’ euro aiuta le esportazioni e l’ industria manifatturiera. Forse le cose andranno diversamente l’ anno prossimo e chissa’ che non siano proprio gli aumenti fiscali, che il governo conservatore dovra’ inevitabilmente introdurre per ripianare il debito pubblico, a far infuriare i contribuenti. Ma non siamo ancora arrivati a tanto. traduzione di Rita Baldassarre