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Sposati, ma divisi (nei soldi)

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Quando alla vigilia delle nozze, il migliore amico di Harry lo chiama per un parere su un tavolo da salotto a cui tiene molto, e di cui la futura sposina, lapidaria, ha gia’ segnato il destino: Quell’orrore non entrera’ mai a casa nostra, lui, Harry, ancora scottato dalla sua separazione, spiega: andata cosi’ con Hellen: abbiamo cominciato scegliendo una libreria e concluso azzannandoci per ogni singolo libro. E poi, sempre Harry agli amici lascia un consiglio che assomiglia a un anatema: Stabilite, oggi, chi e’ il proprietario di ogni oggetto perche’ un giorno vi ritroverete a litigare anche per quello stupido, inutile, orrendo tavolino da caffe’.

Ora, al di la’ della delusione che si puo’ provare per il giudizio del migliore amico sul nostro pezzo d’arredamento preferito, sono racchiuse qui, in una delle scene piu’ divertenti del film Harry ti presento Sally, tutte le paure, i dubbi, le perplessita’ di chi, oggi, decide di sposarsi e intanto si vede in prospettiva, in tribunale, accanto a un avvocato, durante la sua separazione. Un pensiero che appartiene ai pessimisti, certo, che, dati Istat alla mano, in Italia sono diventati i piu’: il regime patrimoniale maggiormente scelto dagli sposi e’ la separazione dei beni. Nel 2008% l’ha preferito il 62,7% delle coppie contro il 56% nel 2004.

Un incremento che ha origini lontane, diventato ragguardevole nell’ultimo quinquennio e che ha portato Giacomo Oberto, magistrato del tribunale di Torino e studioso di diritto di famiglia, a scrivere un libro dal titolo La comunione legale tra i coniugi (Giuffre’ editore): La divisione patrimoniale la scelgono soprattutto le coppie che vivono al Nord – spiega Oberto – in Piemonte e in Valle d’Aosta le punte superano il 70%. Al Sud, il fenomeno, e’ piu’ recente. Causa dell’aumento e’ l’idea, sempre piu’ rara, del matrimonio inteso come vincolo non solo d’amore, ma anche di solidarieta’ verso il coniuge piu’ debole. Ma c’e’ anche il timore di un gran numero di figli di genitori separati che gia’ hanno conosciuto la portata degli scontri in famiglia per la spartizione di tavolini e tazzine da caffe’ vari. Per questo – continua il magistrato – e’ giunto il momento, anche nel nostro Paese, di pensare ai patti prematrimoniali. Non consentiti in Italia, che inevitabilmente fanno venire in mente gli accordi delle star hollywoodiane (ciniche divisioni che prevedono una spartizione al dollaro) ma che regalano certezze. Che, stando agli esperti, non sono garantite, invece, dal nostro ordinamento. Spiega Gian Ettore Gassani, presidente dell’associazione avvocati matrimonialisti: Sapere subito cosa ci spetta e cosa no, e’ meno feroce di una separazione netta che oltretutto non risolve il problema delle faide in tribunale.

Oggi, davanti al giudice, le partite non si giocano piu’ sull’assegnazione della casa, della macchina o del cane, ma sul rincaro o sulla diminuzione della cifra dell’assegno di mantenimento che il coniuge, economicamente piu’ forte non puo’ esimersi dall’elargire a prescindere dal regime di separazione. Stabilito che l’accordo prematrimoniale debba essere equo e difendere il piu’ debole – continua Gassani – e’ molto piu’ sano pensare a un patto tra le parti, piuttosto che la possibilita’, prevista dal nostro codice, di trasformare, lungo la sua durata, un matrimonio partito in comunione di beni in uno regime di divisione. Non e’ raro, del resto, che quando uno dei due coniugi esprima all’altro il desiderio di tramutarlo, questo corra subito a chiedere il divorzio.