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Spesi (e spesso male) 60mila miliardi di lire

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Alla fine, e senza essere nemmeno arrivati alla conclusione, i miliardi stanziati per l’emergenza e la ricostruzione dopo il terremoto di Campania e Basilicata (parlando sempre in vecchie lire nonostante il passaggio all’euro) sono diventati 57.800. Secondo un’ultimissima stima del ministero delle Infrastrutture per chiudere definitivamente la ricostruzione, limitandoli alle sole priorità. occorrerebbero altri 2mila miliardi: in euro circa un miliardo. La polemica politica divampò nella seconda metà degli anni ’80 dopo le inchieste giornalistiche che chiamavano in causa il ruolo dell’intera classe dirigente dell’epoca della Dc, quasi tutta campana, e in particolare l’allora segretario della Dc Ciriaco De Mita. Il 7 aprile 1989 l’allora presidente della Camera Oscar Luigi Scalfaro venne messo a capo della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’attuazione degli interventi per la ricostruzione e lo sviluppo dei territori colpiti dai terremoti del novembre 1980 e del febbraio 1981 della Campania e della Basilicata: era un organismo bicamerale con gli stessi poteri della magistratura, costituito da 20 deputati e altrettanti senatori col compito di accertare quanto realmente lo Stato aveva speso, sino a quel momento, per la ricostruzione.
  L’inchiesta si concluse nel 1991 con una relazione al Parlamento di 1.125 pagine. La somma totale dei fondi stanziati dal governo italiano raggiungeva la cifra di 50.620 miliardi di lire, poi lievitati ulteriormente, come detto, per i successivi stanziamento di altri 7mila miliardi, ma da allora in poi destinati prevalentemente a completare la sola ricostruzione abitativa. La Corte dei Conti ha evidenziato costi lievitati fino a 27 volte; il 48,52% dei progetti finanziati mai portati a termine.
  La criminalità organizzata fece il resto, attirata dagli appalti. In tutto, si sono contati 382 arresti per reati connessi agli appalti e ai lavori della ricostruzione. Ma a gravare sui costi, e ad alimentare a dismisura gli sprechi, saranno soprattutto gli interventi per l’area metropolitana di Napoli, che non rientrava nel territorio gravemente danneggiato, con gestione fuori bilancio affidata al presidente della Giunta della Regione Campania in qualità di commissario di governo. Solo questa graverà per oltre 15mila miliardi in vecchie lire, circa il doppio dei costi sostenuti per la ricostruzione abitativa nella sola Irpinia, che è la provincia più colpita