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Sepolti da 13 milioni di certificati inutili

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Michele Bocci

 La legge Bassanini non è bastata, in tantissimi si ritrovano ancora negli uffici delle anagrafi in attesa del proprio turno per ottenere lo stato di famiglia, la residenza, il certificato di esistenza in vita. Quasi sempre si tratta di tempo buttato via per i cittadini.Ma si tratta anche di spese inutili per le amministrazioni che devono tenere aperti gli uffici: la stima è che il 70 per cento di quei certificati anagrafici siano inutili. Ne basterebbero 5 milioni 400 mila, gli altri 12 milioni 600 mila potrebbero essere sostituiti dall´autocertificazione, oppure non servono e basta.
Sbaglia chi li richiede, cioè quasi sempre i privati: banche, assicurazioni, avvocati, notai, altri liberi professionisti. Non scherzano le casse mutue e chi emette libretti al risparmio. E ci sono anche le amministrazioni che chiedono alle persone di documentare cose che dovrebbero verificare da sole. Un caso eclatante è quello della Presidenza del consiglio dei ministri che nel maggio scorso, come raccontato di recente dallo scrittore Gavino Ledda, ha chiesto a tutti i beneficiari del sussidio previsto dalla legge Bacchelli di produrre ogni mese il proprio certificato di esistenza in vita.
«A parte questa e altre eccezioni, ormai gli enti pubblici si comunicano tra loro i dati. Il problema sono i privati. Anche quando non avrebbero bisogno di un determinato documento, sembrano seguire il detto tutto italiano "fidarsi è bene, non fidarsi è meglio"». A parlare è Mauro Parducci, presidente dell´associazione Demografici associati (DeA), che condivide la stima dei certificati inutili con i responsabili delle anagrafi di molte grandi città italiane e anche con alcuni dirigenti del ministero della Funzione pubblica. C´è la banca a cui basta una carta d´identità per aprire un conto corrente, ma pretende il certificato di residenza per un finanziamento. Ci sono i preti che chiedono lo stato libero a chi si vuole sposare e non si accontentano delle pubblicazioni in Comune. O i patronati che pretendono lo stato di famiglia per compilare il modulo Isee che attesta la ricchezza, anche se si tratta di un´autodichiarazione di cui è responsabile l´intestatario e non il …
patronato che la redige. «Per non parlare di chi chiede ai cittadini certificati anche in fotocopia» dice ancora Parducci. «Ma se non hai bisogno dell´originale, allora significa che quel documento non serve».
Quando uscì la legge Bassanini, nel 1997, in Italia si producevano 68 milioni di certificati anagrafici. Nel 2000 il numero scese a 35 milioni. La Bassanini si applica alle pubbliche amministrazioni e "ai privati che vi consentono". Il problema è che in tutto questo tempo, nella seconda categoria in pochi si sono organizzati per venire incontro al cittadino. C´è giusto il caso di qualche banca convenzionata con l´anagrafe per evitare un viaggio ai propri clienti. Al ministero, un dirigente esperto del settore commenta sconsolato: «Certe volte i privati sono più burocrati delle amministrazioni». Aggiunge Parducci: «Avevamo chiesto di rendere subito obbligatorio quanto previsto dalla Bassanini anche per i privati, ma all´epoca al ministero non erano d´accordo, ed ecco come è andata. Adesso siamo convinti che si dovrebbero eliminare anche le autocertificazioni. Le anagrafi devono permettere l´accesso ai loro dati via web da parte di chi ne ha bisogno, privato o ente pubblico che sia».
Il certificato inutile, oltre a essere una perdita di tempo, molto spesso diventa un esborso di denaro senza senso. La legge prevede un bollo di 14,62 euro (più 0,52 di diritti di segreteria) per tutti i documenti salvo quelli previsti in una lunga lista (per motivi previdenziali, sanitari, scolastici eccetera). Così, chi deve produrre un attestato che non serve, per esempio lo stato di famiglia per inserire un neonato in una cassa di assistenza integrativa, deve pagare. Non si sa quanto spendono gli italiani per i certificati inutili perché il bollo dell´anagrafe non è distinto dagli altri. Si conosce però il totale incassato dallo Stato con questa tassa: 5 miliardi di euro.