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Seggi aperti 3 volte in un mese. Spreco di energie e di denaro

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Lettere al Direttore

MARIO CALABRESI
Gentile Direttore, nell’ultimo riordino del sistema scolastico sono stati tagliati 90 milioni di euro destinati alle borse di studio causa crisi. Lo stesso governo, risparmioso, ligio ai conti, non vuole accorpare il referendum e le elezioni amministrative per meri fini politici, evitando così un risparmio di 300 milioni di euro. Non penso ci sia nulla da aggiungere a tutto ciò, poiché se si potesse, sarebbero solo commenti di indignazione, schifo, riluttanza e vergogna. Ma perché per l’Italia è così difficile essere come le altre nazioni europee?

STEFANO D.

Il buon ministro Maroni ha negato di aggregare le elezioni amministrative con i referendum con il preciso intento di cercare di non fare raggiungere i quorum a questi ultimi. A parte l’evidente paura del voto dei cittadini che la dice lunga su certa parte politica che a parole si riempie la bocca di «democrazia» e nei fatti la ignora e la sbeffeggia, questo scherzo costerà ai Cittadini 350 milioni di euro per la doppia votazione che si svolgerà una decina di giorni dopo la prima, il tutto in un periodo di crisi e nonostante il «rigore» del ministro Tremonti che, se serve a Berlusconi, allarga le corde della borsa…

ALESSANDRO MEZZANO

Il governo ha deciso di non accorpare elezioni amministrative e referendum su nucleare, acqua pubblica e legittimo impedimento. Questa decisione lascia senza parole. Dopo averci spiegato in tutte le salse che bisogna fare sacrifici e risparmiare (vedi i tagli a scuola pubblica, università e sanità) ora, con incredibile faccia tosta, decidono di spendere fior di milioni di euro in più, nel tentativo di non far raggiungere il quorum ai referendum. Incredibile. Temono forse il giudizio di quegli elettori a nome dei quali, ogni giorno pretendono di parlare? Hanno la coda di paglia? O semplicemente non importa loro niente di ciò che pensiamo?

GIANNI FIUSCELLO LEGAMBIENTE -BORGO D’ALE

L’idea che in alcune città italiane si debbano tenere aperti i seggi elettorali per ben tre volte nel giro di un mese suona davvero come uno spreco di energie e di denaro pubblico. In tempi di tagli e ristrettezze questo è ancora più odioso. Non c’è dubbio che la cosa ci segnali il fastidio del mondo politico verso i referendum, vissuti come un’interferenza dei cittadini. Bisogna però anche ricordare come la scelta di non accorpare le date sia una prassi, dettata dal fatto che nelle elezioni politiche e amministrative non conta l’affluenza ma soltanto il risultato, mentre nei referendum il raggiungimento del quorum è elemento fondante e determinante. Andare o meno a votare in questo caso è una scelta ben precisa dell’elettore, a cui non solo è richiesto un parere sul quesito ma anche sulla validità stessa del tema referendario.