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S. Maria in Aquiro, l’ultima speculazione

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Era stata chiamata "l’ultima spesa pazza del Senato" e i soldi pubblici spesi per quell’immobile di Santa Maria in Aquiro, l’ex orfanotrofio acquistato nel 2003 per essere trasformato in 50 nuovi uffici per senatori, superavano i 30 milioni di euro, dei quali, per fare qualche esempio, 1 milione solo per "provvedere ad adeguati arredi". Ed era scoppiato un putiferio. L’operazione era stata avviata dal Provveditorato alle Opere pubbliche diretto da Angelo Balducci e i lavori erano stati affidato all’architetto Angelo Zampolini. Ma ora si è scoperto di più. Le Iene hanno fatto un blitz dentro l’edificio per testimoniare, a otto anni di distanza dall’acquisizione, lo stato dei lavori interni di quell’immobile con ponteggi infiniti e protetti da una stretta security.

E cosa hanno scoperto? Che dentro è ancora tutto da fare, o quasi. Che ancora dovranno essere spesi diversi milioni di euro e che, soprattutto, quei primi interventi sono già costati quasi 7 volte di più del limite previsto dal Demanio. E il superamento dei costi era clausola immediata per la risoluzione del contratto.

Testimonianze e nuove informazioni rese possibili grazie all’operazione "Parlamento Wikileaks" dei Radicali, che hanno acquisito elenco forniture e consulenze del Senato e che lo scorso 15 marzo li hanno messi online.

Nel contratto del Senato per l’immobile di Santa Maria in Aquiro, spiega Mario Staderini, segretario dei radicali, c’è una clausola che prevede che "In caso in cui gli oneri per i lavori di ristrutturazione superino la somma indicata nel parere di congruità della filiale di Roma dell’Agenzia del Demanio… il contratto si intenderà risolto e il locatore dovrà restituire la metà dei canoni di locazione versati". Il contratto fu firmato il 12 marzo 2003 dal Commissario dell’Isma, Francesco Rocca e dal vice Segretario generale del Senato, Nicola Benedizione

L’Agenzia del Demanio di Roma, con atto firmato dal direttore Evelino Mottola il 6 marzo 2003, aveva scritto al Senato un parere di congruità dei costi di locazione prospettati  e ai lavori di ristrutturazione. Rispetto a quest’ultimo, il Demanio aveva considerato congruo il canone di locazione a "condizione che i costi di ristrutturazione non eccedano l’importo di 1190 euro/metro quadro. L’importo identifica il costo massimo di ristrutturazione, con oscillazione del 10%, affinché l’intera operazione proposta risulti economicamente equa per le parti". In pratica, non si poteva spendere piu di 1190 euro al metro quadrato. Ma poichè la superficiè è di 3.071 metri quadri, moltiplicando per 1190 a metro quadro si arriva ad un totale di  3milioni 654 mila euro, e col 10% in più si arriva a 4 milioni. E invece? I lavori finora sono costati 20,5 milioni al Cipe piu 4,5 milioni al Senato, cioè 25 milioni, cioè quasi sette volte di più. E rinviando di anno in anno il momento della consegna.

In un ultimo documento ufficiale del febbraio 2011, il Senato aveva indicato entro primo trimestre 2011 (cioè entro marzo) la messa a disposizione degli uffici. Invece, le Iene sono riuscite entrare nei lavori in corso e a riprendere che sono ben al di là da concludersi.