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Rinnovabili, no delle Regioni al decreto

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A quasi due mesi dal varo del decreto ammazza rinnovabili e a poche settimane dalla scadenza della validità del terzo conto energia, la nuova normativa sull’incentivazione dell’energia fotovoltaica stenta ancora prendere corpo lasciando nell’incertezza un settore produttivo da oltre 100 mila addetti. A nulla sono valse le proteste, uno sciopero dei lavoratori del settore, i richiami della Commissione Europea e persino una denuncia all’Ue da parte di un gruppo di operatori internazionali.

La decisiva riunione della Conferenza Stato-Regioni svoltasi oggi si è conclusa con una fumata nera. Le Regioni, malgrado avessero chiesto un rinvio pretendendo modifiche alla bozza proposta dal governo la settimana scorsa, hanno ribadito infatti il loro parere contrario al testo messo sul tavolo dai ministri dello Sviluppo Economico Paolo Romani e dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo. Una bocciatura appena addolcita dall’ammissione da parte del presidente della Conferenza Vasco Errani che se non altro “sono stati fatti dei passi avanti”.

A spingere le Regioni a un giudizio negativo sul decreto, ha chiarito Errani, sono stati soprattutto due punti. “Il decreto così com’è non risolve il problema dei diritti acquisiti rispetto al decreto dell’agosto scorso (terzo conto energia, ndr) e la questione della riduzione degli incentivi che secondo noi è troppo brusca e di cui abbiamo proposto una rimodulazione”. I ministri avrebbero invece accolto la richiesta dei governatori di collegare gli investimenti sul fotovoltaico alla bonifica dei tetti di amianto.

Come al solito il governo ha fatto comunque buon viso a cattiva sorte. “Io guardo il bicchiere mezzo pieno”, ha commentato il sottosegretario allo Sviluppo Stefano Saglia. “Qualcuno – ha aggiunto – ha strillato troppo e nessuno fallirà a causa dei provvedimenti del governo”. Saglia ha ribadito quindi che “domani arriverà la firma dei ministri, avremo molti altri decreti da fare sulle rinnovabili, quindi ci saranno occasioni per correggere le norme in corso d’opera e ritrovare la condivisione piena delle regioni”.

Una dichiarazione che annuncia quindi un ulteriore lungo periodo di incertezza, esattamente la situazione più temuta da imprenditori e investitori. Il decreto inoltre, stando a quanto confermato da Saglia, fisserà una proroga del vecchio regime incentivante da fine maggio (scadenza fissata con l’ammazza rinnovabili dello scorso marzo) a fine agosto. Dimostrando così che il governo ha già dimenticato come uno dei problemi che hanno gettato nel caos il fotovoltaico è stata proprio una precedente proroga (il cosiddetto Salva Alcoa), responsabile di una corsa speculativa ad accaparrarsi le ultime tariffe maggiorate.

A testimoniare il pressapochismo del governo, che aveva solennemente promesso il varo della nuova normativa entro fine marzo, c’è del resto anche l’ennesima pessima figura rimediata dal ministro Prestigiacomo che proprio pochi istanti prima che Errani ufficializzasse la bocciatura da parte delle Regioni annunciava esultante: “Con le regioni c’è un accordo su quasi tutto”.