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Reggio Calabria, scoperta discarica abusiva

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La prova arriva via satellite. Con un’applicazione di Bing Maps i carabinieri del Noe di Reggio Calabria hanno infatti inchiodato tre diverse aziende, riconducibili alla stessa persona, che smaltivano illecitamente rifiuti speciali. Le immagini del motore di ricerca sono incontestabili: fotografano i camion che scaricavano illegalmente nella vallata di Bovetto, parte sud di Reggio Calabria, materiali provenienti da diversi cantieri della città. Rifiuti speciali destinati a discariche regolari, ma che in realtà finivano in aree agricole per essere poi ricoperti da un sottile strato di terreno su cui venivano piantati degli ulivi. Un giro di almeno 850 tonnellate di materiale, costato agli organizzatori dell’imbroglio il sequestro di beni per un valore complessivo di sette milioni di euro. Atto disposto – su richiesta del pm Sara Ombra della Procura di Reggio Calabria – dal Gip del Tribunale reggino.

La scoperta su Google è stata "quasi casuale" ha spiegato il procuratore aggiunto Ottavia Sferlazza. Tutto il resto è invece frutto di accertamenti sul campo, di riprese fatte con gli elicotteri dei carabinieri e di riscontri documentali. A "Bing Maps" resta tuttavia il merito di aver fornito la prova principe. Ossia i fotogrammi del momento esatto in cui i mezzi di 16 diverse ditte scaricavano senza autorizzazioni, commettendo il reato. Quanto basta per mettere in moto gli investigatori dei capitano Nicola De Tullio del comando provinciale e Marco Minutoli del Nucleo operativo ecologico.

Dalle foto satellitari gli investigatori si sono accorti che all’interno dell’area di proprietà della ditta Eko Mrf, i camion scaricavano materiale edile su un costone della collina. Gli investigatori hanno accertato che un’intera piccola vallata era stata riempita con materiale di scarto di lavori edili. Per nascondere la stessa discarica, secondo gli investigatori, l’amministratore della Eko Mrf, Bruno Martino, nel 2005 aveva presentato una dichiarazione di inizio attività di realizzazione di terrazzamenti per piantare un uliveto. Inoltre, secondo l’Agenzia regionale per lo sviluppo e per i servizi in agricoltura, la realizzazione della discarica aveva creato concreti rischi idrogeologici. Da un sopralluogo sull’area poi, i carabinieri hanno constatato l’affiorare in superficie di rifiuti speciali non pericolosi, scarti provenienti da demolizioni, parti di pilastri in cemento, reti plastiche impiegate sui cantieri, residui bituminosi e legnami. Rifiuti speciali insomma. Da qui la decisone di denunciare 22 persone che a vario titolo avrebbero partecipato al traffico e allo smaltimento illecito. E di sequestrare tre società: la Idroterm, la Iroterm srl e la Eko Mrf, oltre a 21 mezzi d’opera (camion e ruspe), conti correnti e altri beni facenti capo alle stesse aziende.