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Punta sul vintage, è il look del futuro

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La casa d’aste Drouot è uno degli indirizzi più esclusivi di Parigi. Ma non sono le cifre pagate per gli impressionisti, o i Picasso del periodo blu a far parlare di sé. Piuttosto, abiti da cerimonia usati (magari da Marilyn Monroe), borse, scarpe e accessori. L’ultima asta finita sui giornali è stata quella di 653 pezzi haute couture di Chanel creati in edizione limitata, o in esclusiva, e indossati da dive del cinema e celebrities. Le ricerche in giro per il mondo degli agenti della Drouot sono durate un anno intero per mettere insieme questo evento. "È stato un lavoro sovrumano", è il commento che la direttrice Françoise Sternbach dà alla stampa. Lei, insieme a Dominique Chombert, dirige a Parigi un ufficio specializzato in moda vintage, abiti e accessori di parecchi decenni fa. La cosa che sorprende è che nell’ultimo anno e mezzo i prezzi hanno raggiunto in media il quadruplo di quanto preventivato. Il fenomeno dilagante negli USA e in arrivo in Europa segue un principio molto semplice: vestiti usati, borse, scarpe d’autore e d’epoca trattati (e venduti) in aste specializzate come opere d’arte. La moda di ieri è oggi l’investimento sicuro per domani. È la trasformazione del vintage in un capitolo a parte della storia del costume e dell’arte. Ne è convinta anche Patricia Frost, direttrice del dipartimento tessuti di Christie’s Londra. Il vintage, parola che di regola dovrebbe essere applicata a vini di annate particolarmente pregiate,  oggi è una sicura fonte di investimento che anche le banche sono pronte a riconoscere. Spiega l’esperta londinese che “per essere indicato come ‘vintage’ un pezzo d’abbigliamento deve essere vecchio di almeno vent’anni. Tutto il resto non conta”. Ma attenzione: non tutto ciò che è vecchio è anche di valore. “Si deve seguire il lavoro di un designer nel corso degli anni, il più delle volte di decadi, per sapere quali siano le collezioni di maggior rilievo che poi sono quelle più desiderate”. Esattamente come fanno i critici d’arte. Al momento, ad esempio, è la moda del periodo immediatamanete prima della I° Guerra mondiale a essere autentico oggetto di culto. Il periodo 1936-1943 raggiunge valutazioni da capogiro. Nella Parigi di quegli anni la moda era in pieno fermento creativo e quello che usciva dalle maison erano il più delle volte creazioni magnifiche. Il ruolo di internet in questo fenomeno della moda d’annata trattata come arte è naturalmente decisivo. “Su Internet la domanda è cresciuta enormemente”, è l’analisi della Sternbach. Senza tralasciare il ruolo dei musei che spingono le quotazioni a livelli esorbitanti. Non c’è museo di prestigio al mondo che non stia organizzando un nuovo padiglione moda. “Abiti pregiati d’annata, possibilmente indossati da celebrità, ma non solo, oggi vengono trattati e proposti esattamente come le altre opere d’arte”. Se ad esempio un abito da cerimonia è stato indossato dall’icona  Audrey Hepburn si arriva a parlare di cifre colossali. L’abito con cui Marilyn Monroe ha cantato ‘happy birthday’ al Presidente Kennedy è stato venduto per 1.270.000 euro. Sta nascendo un intero settore del tutto nuovo di professionisti specialisti e mediatori in oggetti moda di valore. Come Kerry Taylor, un ex dipendente di Sotheby’s a Londra che oggi ha un agenzia tutta sua specializzata in aste di accessori design. ‘Investment bag’ è il termine in voga tra gli addetti ai lavori. “Una ‘2.55’ di Chanel o una ‘Birkin’ di Hermès sono oggi più sicure di tante azioni vendute sui mercati finanziari”, è la tesi di Taylor. Da dove arriva tanto vintage? Da privati, essenzialmente, col debole per la moda e la voglia di fare, alla faccia della crisi, ricavi inaspettati. Ma non solo. Ci sono i collezionisti puri sempre alla ricerca del pezzo più raro e più pregiato, magari in cambio di un’intera collezione di stivaletti di Dior. Oppure c’è le maison d’alta moda che ha voglia di arricchire gli archivi. “Ma una nuova tipologia di cliente delle nostre aste”, aggiunge la Sternbach, “sono giovani stylist che si occupano dell’immagine di celebrities. A loro le star del cinema danno carta e  assegni in bianco e si rivolgono a noi per procurarsi l’oggetto raro, inusuale, che non troverai mai nelle nuove collezioni, e che naturalmente ha quel sapore in più rispetto all’abito nuovo, per il solo fatto di portare con sé una storia, magari straordinaria”. Didier Ludot grande nome del settore, ha un piccolo showroom a Parigi, al Palais Royal, che apre solo per un pubblico selezionatissimo: scenografi, star, designer. “Il denaro gira moltissimo in queto nuovo settore non solo con la vendita. Assai più lucrativo può essere il noleggio”, afferma l’esperto vintage. Tra I suoi clienti più assidui c’è Karl Lagerfeld, che tuttavia, qui da Ludot, cerca solo ispirazione. “Non potrei mai indossare un pezzo vintage”, ha detto recentemente a un giornale francese lo stilista di Chanel, “d’altra parte si sa, lì dentro ci potrebbe essere morto qualcuno”.