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Premier e bicameralismo, ecco l’intesa settimana lunga e parlamentari piu’ giovani

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L’ultimo punto, discusso fra tramezzini e caffè, riguarda il Senato federale o Camera delle Regioni. È stato lasciato da parte, a decantare. Ma il documento delle riforme è pronto: dieci articoli, a cui ieri Luciano Violante, Ferdinando Adornato, Gaetano Quagliariello e Italo Bocchino hanno dato il via libera e che consegneranno ai leader di Pdl, Pd e Udc Alfano, Bersani e Casini.

Alcune modifiche rispetto alla bozza precedente (ma non sul numero dei parlamentari che saranno tagliati sempre a 500 deputati e 250 senatori); una road map sui tempi (tra giugno e agosto la prima lettura delle riforme, e a settembre la legge elettorale in Parlamento); e una novità nel segno del ringiovanimento della politica. Sarà possibile essere eletti alla Camera a 21 anni e a 35 anni al Senato (attualmente gli articoli 56 e 58 della Costituzione prevedono a 25 e 40 anni).

Tuttavia sono l’accelerazione delle leggi e l’equilibrio tra i poteri del premier e il Parlamento a rappresentare l’ossatura del documento. "L’intesa è un miracolo e ora non si può fallire", commenta Adornato. Rincara Violante: "Gli strumenti istituzionali sono altrettanto importanti che quelli finanziari perché danno i mezzi per affrontare i problemi". Inoltre, al giro di boa è il regolamento del Senato, una specie di rivoluzione con l’obbligo di settimana lunga (a cui sarà legata la diaria) e tempi certi anche per le leggi d’iniziativa popolare, tipo quelle di Beppe Grillo.

Una  sola lettura
Superato il bicameralismo. È prevista una divisione per materia (alla Camera quelle che l’articolo 117 della Carta assegna attualmente allo Stato e al Senato le competenze regionali). Nei casi dubbi saranno i presidenti dei due rami del Parlamento, d’intesa tra loro, a decidere quale Camera comincia l’iter. L’altra ha potere di richiamo (chiesto da 1/3 dei componenti), però ha l’obbligo di approvazione entro 15 giorni, altrimenti varrà come unica la prima lettura. Sfuggono a questa regola, e quindi prevedono la doppia lettura, le riforme costituzionali, le leggi di bilancio, le leggi comunitarie e i trattati internazionali.

Poteri dei premier
Oltre all’indicazione dei ministri, poi nominati dal capo dello Stato, ha anche il potere di revoca. Con questa riforma, Berlusconi avrebbe potuto dare il benservito a Tremonti.

Sfiducia costruttiva
Non sarà in seduta comune (idem la fiducia, come era stato precedentemente ipotizzato), però introduce il meccanismo in vigore nel sistema costituzionale tedesco: consente che il governo possa cadere solo se ne nasce un altro. Violante osserva: "È il modo per favorire governi di legislatura".

Tempi certi
Considerato un deterrente al ricorso alla fiducia e ai decreti sono i tempi certi dei disegni di legge del governo. I "tecnici" preferiscono non chiamarlo "potere d’agenda" dell’esecutivo, però comporta delle dead-line per l’approvazione. Saranno i regolamenti parlamentari ad articolare forme e date.

Senato, nuove regole
Fuorisacco rispetto al documento delle riforme, c’è il nuovo regolamento del Senato messo a punto da Luigi Zanda (Pd) e Quagliariello (Pdl) che il presidente Schifani vuole per giovedì prossimo alla discussione della giunta. Praticamente la prima riforma istituzionale condivisa che già a fine mese Palazzo Madama dovrebbe approvare. In primo luogo, impedirà che nascano neo gruppi parlamentari che gli elettori non hanno mai votato. Pur rispettando il "cambio di casacca", poiché costituzionalmente il parlamentare non ha vincolo di mandato, chi non sta più bene con i suoi, se ne va nel misto. Stop ai "pianisti", anche qui come alla Camera è probabile che Schifani decida per il sistema di voto con le impronte digitali. Così come per la diaria, che potrebbe essere legata non solo alla presenza in aula bensì anche a quelle nelle commissioni e comunque queste saranno convocate in modo che "non siano sovrapponibili" ai lavori dell’aula. È la "settimana lunga", non come ora che si lavora da martedì a giovedì.

Nella fase istruttoria si è attinto alla bozza di Enzo Bianco. Di certo è sulla legge elettorale che lo scontro si fa aspro. D’accordo gli sherpa hanno deciso che se ne riparla, dopo.