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Portofino e i «predoni» del pesce Le razzie nell’ oasi protetta

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Dellacasa Erika

GENOVA – L’ estate è alle porte e nell’ area marina di Portofino scoppia la guerra delle cernie. In quella che doveva essere un’ oasi protetta – denuncia il direttore del parco, Giorgio Fanciulli – c’ è chi fa man bassa di cernie e dentici, «pesci pregiati e carismatici» (così li definisce) che vanno dritti dritti a finire con il loro impalpabile carisma e le più sostanziose carni sulle tavole «dei ristoranti del Golfo del Tigullio e golfo Paradiso». Sotto accusa sono i pescatori professionali di Portofino ma l’ allarme è tale che il direttore conclude una sua lunga lettera a Vito Gedda, il presidente del Parco Marino, con una richiesta drastica: varare «in tempi ristrettissimi norme regolamentari volte al fermo totale della pesca nell’ intera zona B per un tempo valutabile in almeno uno o due anni o, comunque, dopo aver rivalutato lo stato di salute delle risorse ittiche di maggior pregio». Fermo totale? Uno stop quindi non solo ai pescatori professionisti ma anche alla pesca sportiva? Il tam tam delle indiscrezioni ha percorso i tre Comuni interessati, Portofino, Santa Margherita e Camogli, e il mormorio nelle rispettive piazzette e bar cresce di intensità di giorno in giorno. Tanto più che il rappresentante dell’ Università nel cda del Consorzio del Parco marino, il professor Riccardo Cattaneo Vietti, ha subito risposto all’ appello del direttore, chiedendosi se non sia il caso di vietare la pesca sportiva. «La situazione che tu denunci è gravissima – scrive Vietti – e mette in crisi anni di gestione e la credibilità stessa del Consorzio. Sono completamente al tuo fianco… Ogni decisione inerente alla chiusura della pesca professionale (e quella sportiva?) deve essere fatta in accordo con la Capitaneria». La spinosa questione approderà domani in Regione, al tavolo della Commissione tecnica pesca della quale fa parte il professor Vietti. Il Parco Marino di Portofino è diviso in tre aree, o meglio in tre specchi acquei, in quella di maggior pregio, la A, non si può non solo praticare alcun tipo di pesca ma neanche entrare in barca o fare il bagno. Le zone B e C sono invece accessibili con autorizzazioni numerate. Quanto alla situazione del parco marino, Fanciulli la definisce «insostenibile e ambientalmente pericolosa» a causa dell’ uso «indiscriminato di reti da parte dei pescatori professionali all’ interno della zona B e in larga misura della zona C». Mai accaduto prima, riconosce Fanciulli. E per cercare una spiegazione si rifà ai divieti di pesca invernale dei rossetti che tanto hanno fatto penare i pescatori liguri, nonché alla notizia che nel parco pesce ce n’ è in abbondanza, quindi perché non andare a prenderlo lì? Il direttore teme di vedere «andare in fumo il lavoro di 10 anni e compromessa un’ economia basata sul turismo». Per questo chiede di «blindare» le acque di Portofino. Ma fra le righe di questa battaglia sul fronte del dentice carismatico c’ è dell’ altro. Ci sono i segnali della rottura di una storica alleanza tra i Comuni di Camogli e Portofino nella gestione del Parco marino, con il «terzo incomodo», quello di Santa Margherita, rappresentato da Rinaldo Marinoni, a sparigliare le carte. Ma questa volta il direttore Fanciulli e il presidente, di provenienza camoglina, con l’ affondo nei confronti dei pescatori portofinesi hanno colto tutti alla sprovvista. Nel microcosmo politico dei tre Comuni è una rivoluzione. Tutti si chiedono che effetto avrà la guerra della cernia sulle prossime elezioni: il 15 maggio si vota infatti nel Comune di Portofino dove la vittoria si conquista per un numero di voti che si contano su una mano. E la lobby dei pescatori – in passato ha già espresso un sindaco – potrebbe essere determinante. Ma a chi pratica pesca sportiva interessa soprattutto sapere se quest’ estate Portofino sarà out.