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Plastica, è italiana la svolta nel riciclo

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Si chiama Plastic Sort e separa i rifiuti plastici, favorendone il riciclo, con un notevole risparmio di soldi e energia. L’ha immaginata, studiata e realizzata un giovane ingegnere italiano che ora ha gli occhi addosso di aziende ed enti pubblici che aspettano il debutto ufficiale sul mercato della sua macchina (in autunno a Ecomondo). Mentre si è appena aperta la nuova edizione di "Il Talento delle idee", l’iniziativa indetta da UniCredit e dai Giovani Imprenditori di Confindustria che premia le migliori idee innovative di giovani imprenditori,  il progetto vincitore dello scorso anno va a gonfie vele. Lo racconta ad Affaritaliani.it lo stesso Stefano Cassani, classe1974, che spiega perché non è affatto impossibile per un giovane di talento farsi strada in Italia: "Sicuramente è molto impegnativo perché non ci sono grandi contributi, però a volte è sufficiente guardarsi intorno". Stefano ora ha già un’altra idea. Ovviamente green…

L’INTERVISTA

Qual è stata la tua idea vincente?
"Ho studiato una macchina per separare i rifiuti plastici. Dividiamo il singolo rifiuto in base alla natura della plastica: polietilene, pet… Per esempio, la macchina consente di separare il corpo della bottiglia, fatto di pet che è un materiale molto richiesto e costoso, dal tappo, composto da un materiale meno nobile. Questo comporta un grande risparmio energetico: utilizzare plastiche per produrre nuove plastiche è ovviamente vantaggioso rispetto all’impiego dei termovalorizzatori".

Come funziona?
"Si basa su un principio fisico innovativo che permette di individuare la natura del materiale e contemporaneamente separarlo sfruttando le diverse proprietà elettriche delle plastiche. Grazie a questa nuova tecnologia raggiungiamo livelli di produttività e qualità superiori a quelli degli impianti già sul mercato nei quali classificazione e separazione avvengono in fasi e stazioni differenti. I vantaggi sono tanti: da quelli per le amministrazioni pubbliche e i cittadini, che potranno avere un minore numero di contenitori per l’immondizia, a quelli per l’ambiente, visto il notevole risparmio energetico".

La macchina viene già utilizzata?
"La macchina esiste e sarà ufficialmente presentata alla fiera Ecomondo in autunno. Ma l’ho mostrata ai riciclatori per dimostrare che siamo già in grado di separare quasi tutte le plastiche che si trovano sul mercato".

Hai trovato aziende interessate?
"Ce ne sono già una trentina che sento regolarmente e che sono interessate all’acquisto".

Come è nata la tua idea?
"Mi sono laureato a Bologna in Ingegneria meccanica. Il mio professore era il direttore tecnico della Ducati e mi chiese di entrare in Ducati, ma io preferii un contratto di consulenza. Lui mi fece un contratto di 10 di anni e mi finanziò anche la carriera universitaria. Dopo il dottorato, nel 2005, ho aperto uno studio tecnico di consulenza per diverse aziende, dal settore della ceramica al beverage al farmaceutico. L’idea mi è venuta perché mi sono sempre interessato al riciclaggio, anche per lavoro. E ho notato che mancava uno strumento per separare le plastiche. Così mi ci sono buttato: ho studiato i brevetti della concorrenza, ho iniziato a fare della prove, finché non ho realizzato i primi prototipi".

Quanto tempo tra il dire e il fare?
"Pochi mesi per arrivare al primo prototipo. Poi, per lo sviluppo, c’è voluta un’altra decina di mesi".

Partecipare e vincere il concorso “Il Talento delle Idee” ti ha aiutato?
"Ho partecipato perché è una gara aperta a idee innovative di giovani e perché oltre al progetto viene presa in considerazione anche la struttura societaria, quindi il gruppo di persone, che si vuole creare. Partecipare mi ha dato soprattutto grande visibilità tra i potenziali clienti: sono stati loro a mettersi in contatto con me dopo il concorso".

Tu sei un giovane di talento che ha avuto un’idea imprenditoriale ed è riuscito a realizzarla con successo. Non se ne sentono tante di storie simili nel nostro Paese. Anzi, sembra che per i giovani talenti sia particolarmente difficile fare strada in Italia. E’ così?
"In Italia sicuramente è molto impegnativo perché non ci sono grandi contributi. Però a volte basta guardarsi intorno. Per esempio la Regione Emilia Romagna ha indetto un concorso per finanziare le start up, io ho partecipato e sono riuscito, vincendo, ad ottenere anche quei finanziamenti. Insomma, non è vero che è impossibile farcela in Italia. Certo, è molto difficile e faticoso, ma come del resto in tutta Europa. Non credo che siamo messi peggio. Bisogna darsi da fare ed essere disposti a rischiare".

Hai già un’altra idea?
"Sì. Sempre nell’ambito del riciclaggio e della separazione dei materiali. Ma non posso dire di più…"