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Pisapia contro gli sprechi

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Tagliare sprechi e costi della pubblica amministrazione si può, il grasso che cola è ancora molto, e quello che sta succedendo a Milano costituisce un buon esempio.
Si può simpatizzare o meno per il nuovo sindaco Giuliano Pisapia, ma certe sue iniziative di ‘disboscamento’, prima tra tutte l’aver azzerato i vertici dell’Azienda municipale dei trasporti (Atm), vanno nella giusta direzione.
L’Atm, giusto per stare all’esempio, era gestita come una bengodi di cui primo beneficiato era il suo presidente, quell’Elio Catania specialista, oltre che di informatica (è stato per anni a capo della filiale italiana di Ibm), di way out lautamente remunerate, nonché il Consiglio d’amministrazione tutto, che costava ai milanesi quasi 1 milione di euro l’anno.
LA MOLTEPLICAZIONE DEGLI STIPENDI. Scandaloso il fatto, consentito evidentemente a Catania dal suo datore di lavoro precedente, ovvero la giunta guidata da Letizia Moratti, di aver assommato differenti incarichi all’interno dell’azienda in modo tale da moltiplicarsi lo stipendio.
La giustificazione addotta dal manager e dall’ex maggioranza che lo sostiene è che i bilanci della municipalizzata sono in utile. Benissimo, lo saranno ancora di più se alla voce costo del lavoro, l’Atm potrà realizzare significativi risparmi.
L’AZZERAMENTO DI MILANOSPORT. Idem quanto fatto con Milanosport, la società che gestisce una serie di impianti sportivi della città, i cui conti stanno in piedi solo perché è il Comune che ogni anno provvede a ripianarne le perdite.
Di società così, veri e propri vasi di Pandora dove a scavare s’incapperebbe in un’inesauribile sentina di sprechi, una grande città ne conta sempre molte.
Dietro il nobile intendimento della razionalizzazione, molte di queste controllate nascono come puro escamotage per aumentare il numero di poltrone da distribuire ad amici e fedelissimi. E con esse prolifica tutto il capitolo delle consulenze, strumento sul cui utilizzo la Moratti non ha certo lesinato.
TAGLI CON L’ACCETTA. Su questo terreno dei tagli, occorre che l’ente pubblico usi l’accetta senza riguardi per nessuno. Non si può aumentare il biglietto di autobus e metropolitane del 50% se contemporaneamente non si colpiscono alla radice le fonti di spreco.
In primis gli stipendi d’oro, intollerabili in assoluto, ma ancora di più oggi che la situazione economica richiede sacrifici. Tali che, e questa è la discontinuità con il passato, è impensabile che vengano sopportati dalle fasce socialmente più deboli.
UN CODICE PER COMPORTAMENTI ETICI. Davide Corritore, direttore generale del Comune di Milano, passa per persona di rigore. Da lui ci si aspetta non solo una radicale bonifica di sprechi e inefficienze, ma l’invito alle controllate affinché provvedano a stilare un codice comportamentale che imponga severi controlli e tetti di spesa.
Si vedono in giro troppi manager in auto blu, troppi che scambiano costosi ristoranti per la mensa aziendale, troppi che sono in dorate trasferte paludate da motivi di servizio o aggiornamento.
Siccome in ballo ci sono soldi dei contribuenti, severità e rigore non sono mai troppi. Senza contare che un sobrio pauperismo, finito il tempo dello scialo, dovrebbe essere oggi la cifra consigliata nella conduzione delle imprese. Per quelle pubbliche, poi, tassativamente obbligatoria.