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Piccole opere e grandi sprechi

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Ne avevamo parlato anche la settimana scorsa : oggi la sfida più grande nell’ambito della “spending review” (cioè il taglio delle spese) della pubblica amministrazione italiana passa dal sistema di appalti. Troppi sono gli interlocutori di enti locali e amministrazioni centrali: nelle opere pubbliche si tratta di quasi 12mila sul territorio nazionale. E questo vuol dire che con ognuno c’è un contratto diverso e degli accordi particolari, spesso a scapito del risparmio, della trasparenza e dell’efficienza degli stessi lavori.

In questa interessante analisi di Giorgio Santilli su “Il Sole 24 Ore” si riprende il tema, e d’altra parte il titolo del brano è molto evocativo per noi di Non Sprecare: Chi spende meno spende meglio.

“La spending review che il Governo ha avviato due settimane fa si concentrerà, in prima battuta, su un drastico taglio degli appalti di forniture e servizi. L’applicazione del «metodo Consip», con procedure di gare online e accentrate a livello nazionale, consentirà di usufruire dei risparmi dati dalla grande scala in tempi relativamente rapidi. Il decreto legge del Governo apre però uno spiraglio anche sul mondo dei lavori pubblici, che pure – per quanto più complesso – deve dare un consistente contributo a una maggiore efficienza della spesa pubblica. Il Governo dice di non voler ridurre il totale della spesa per investimenti, ma con una maggiore efficienza si possono fare più opere con le stesse risorse.

Tant’è che la norma sulla licitazione privata contenuta nell’articolo 12, là dove prevede una procedura di trasparenza maggiore con l’apertura della busta relativa alle offerte tecniche «in seduta pubblica», si applica all’intero sistema degli appalti, lavori compresi. Si tratta dell’ennesima modifica al codice degli appalti e al suo regolamento generale. Nell’ultimo anno, dal «decreto sviluppo» di Tremonti a oggi, sono stati modificati ben 70 articoli del codice dei contratti pubblici e in questo lavoro non è facile trovare una direzione di marcia unitaria. Si cerca di coinvolgere i capitali privati nella realizzazione delle infrastrutture, ma è ancora un tentativo incompleto. Si punta a ridurre i costi: questo finora è riuscito per alcune grandi opere (Torino–Lione e autostrada Grosseto–Civitavecchia), ma quando si è tentato di tradurre in regole generali questo obiettivo è stato un disastro. Si pensi al tetto alle varianti e all’azzeramento delle riserve volute proprio da Tremonti: camicie di forza che hanno creato difficoltà aggiuntive serie.

La spending review è oggi l’occasione per riproporre il tema della riduzione dei costi delle opere che già fu centrale negli anni 90. A quei tempi la direttiva Ue, che imponeva obblighi di trasparenza sconosciuti in Italia, la rivoluzione della legge Merloni (gare per tutti senza più eccezioni in un sistema dominato dalla trattativa privata) e l’introduzione delle prime forme sperimentali di aste elettroniche (con il precursore Bravobuilding) avevano imposto una grande attenzione al tema dei costi e avevano posto le basi per un effettivo abbassamento dei prezzi degli appalti. Continua u pagina 10 Poi, però, tutto si tradusse nei patologici ribassi anomali che alterano la sana concorrenza e bloccano i cantieri: il tema fu accantonato, anche se a ricordarlo c’erano sempre i costi anomali dell’Alta velocità, assegnata all’inizio degli anni 90 senza gara. Ora la spending review può riproporre il tema sotto una luce corretta. È diffuso il dubbio che le procedure di gara non siano il massimo di correttezza e trasparenza.

Le relazioni della Corte dei conti, presieduta da quel Luigi Giampaolino che fu uno dei padri della rivoluzione della trasparenza della Merloni, non danno tregua sulla vasta presenza di corruzione nel sistema degli appalti. La modernizzazione può essere garantita da tecnologia e riorganizzazione. La spending review può estendere l’area della trasparenza con il sistema delle aste elettroniche, neutre e implacabili nella definizione del miglior prezzo. D’altra parte la standardizzazione dei processi produttivi e di acquisto dei materiali garantisce efficienza e trasparenza. Grandi imprese come Pizzarotti e Astaldi usano le aste online da anni per i loro sistemi di subfornitura e subappalto. Dal «metodo Consip» si può dedurre anche la soluzione a un secondo aspetto critico del sistema degli appalti: l’eccessiva frammentazione delle oltre 12mila stazioni appaltanti. Nessun sistema potrà mai essere efficiente in questo modo, quando anche Comuni di poche anime possono continuare ad appaltare la manutenzione delle proprie strade (o magari il servizio idrico). Tutte le vie percorse in passato – provincializzazione o regionalizzazione degli uffici appaltanti, consorzi sovracomunali – sono state locali, sperimentali o perseguite con eccessiva timidezza. Oggi bisogna intraprendere questa strada con coerenza e determinazione: una di quelle riforme che è nelle corde del "governo tecnico" contro le resistenze di una politica restia a sostenere un disegno di efficienza”.