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Petrolio “super inquinante”: l’Ue pensa ad un bando, ma l’Italia si oppone

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Il bando dei carburanti derivanti da petrolio “super inquinante” dovrà attendere, anche a causa del veto italiano. Nulla di fatto dunque per il voto previsto per il 23 febbraio a Bruxelles, dove un gruppo di rappresentanti degli Stati membri avrebbe dovuto decidere se approvare l’estensione della Direttiva sulla Qualità dei Carburanti (Fuel Quality Directive o FQD) varata nel 2009 e finalizzata a ridurre del 6% le emissioni legate ai carburanti entro il 2020.

La nuova versione della FQD dovrebbe infatti bloccare l’impiego di benzina et similia derivata da “petrolio sporco”, ovvero da fonti non convenzionali, il cui processo estrattivo è altamente impattante in termini di emissioni di gas climalteranti. Come le oil sand, le sabbie bituminose, principale imputato, che secondo le tabelle contenute nella proposta di legge sarebbe il 23% più inquinante di altri combustibili.
Ora la parola passa al Consiglio dei Ministeri dell’Ambiente EU che si riunirà a porte aperte probabilmente a giugno per decidere se dare semaforo verde alla nuova Direttiva, in linea con la politica di riduzione delle emissioni EU.
 
«Il risultato è in parte positivo» spiega Maurizio Molinari dell’associazione Transport & Environment, «perché la probabilità che la proposta della Commissione fosse bocciata era alta, quindi il fatto che la decisione sia stata rimandata è buono. Ora bisogna sperare nei ministri». Il voto contrario dell’Italia «è una delusione», dice a Virgilio Go Green Andrea Boraschi. «L’Italia ha provato ancora una volta la sua mancanza di lungimiranza nel risolvere il problema climatico e il voto è un grosso errore». Nei prossimi mesi Greenpeace darà vita ad una campagna per sollecitare una posizione diversa del nostro paese. Insieme all’Italia hanno votato contro Spagna, Polonia, Rep. Ceca, Estonia, Lituania, Bulgaria. Contrari alla direttiva sopratutto i produttori di petrolio “sporco”, come il Canada che detiene il più grande deposito di oil sands, ma anche lo shale oil polacco o l’estrazione di sabbie bituminose di Eni in Congo.
Da mesi i canadesi stanno facendo intensi sforzi di lobby per contrastare la direttiva, che secondo Ottawa penalizza esclusivamente il loro petrolio e non quello Mediorientale. Secondo un documento ottenuto dall’autore, il Canada per bloccare la Direttiva sui carburanti ha minacciato rappresaglie commerciali se la proposta venisse approvata. Fonti canadesi hanno confermato che la Direttiva sui carburanti è stata messa sul tavolo durante i negoziati dell’accordo di libero mercato tra EU e il paese nordamericano, la CEFA. Il Guardian conferma invece che il governo Harper e il CAPP, l’associazione canadese dei produttori di petrolio avrebbe speso centinaia di milioni di lobby per trovare i voti necessari a bloccare la FQD.
 
Nei giorni scorsi un gruppo nutrito di Premi nobel che include Mairead Maguire, Desmond Tutu, Rigoberta Menchú, Shirin Ebadi, ha scritto una lettera ai principali capi di stato, incluso Mario Monti (v. allegato) per chiedere di fermare l’uso delle sabbie bituminose «che secondo il climatologo James Hansen significherebbe game over nella lotta contro i cambiamenti climatici». Per l’ambientalista americano Bill McKibben, da sempre contrario all’estrazione del petrolio canadese «la lotta per fermare le sabbie bituminose continua. È tempo di organizzarsi».
 
Virgilio Go Green