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Perche’ non serve il partito del Sud

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Se c’e’ una cosa che assolutamente non serve ai cittadini meridionali e’ un partito del Sud. L’ipotesi e’ sul tavolo da qualche settimana, con diverse sembianze (alleanza, patto, intesa trasversale) per iniziativa di Raffaele Lombardo, Gianfranco Micciche’, Agazio Loiero e Antonio Bassolino, quattro personaggi in cerca di autore e di futuro. Lombardo ha dovuto ridimensionare i sogni di gloria nazionale del suo Mpa e resta barricato in quella Sicilia dove il centrodestra, nonostante l’imponente blocco sociale che lo sostiene, e’ dilaniato dalle risse interne; Micciche’, anche lui alle prese con i potentati avversari di Forza Italia nell’isola, non vuole rinunciare a un’egemonia locale che per anni ha esercitato; Loiero, con una maggioranza spaccata, sprofonda nella palude del malgoverno calabrese e Bassolino, isolato nel Pd, sente avvicinarsi la scadenza elettorale (2010) che segnera’ la fine del suo lungo ciclo politico. Dal punto di vista degli interessi individiduali, dunque, il partito del Sud ha una sua logica: puo’ essere la zattera per salvarsi dal naufragio. Ma sul piano collettivo, invece, e’ soltanto uno sciagurato equivoco. Innanzitutto il paragone simmetrico con la Lega non regge da nessuna parte: il partito di Umberto Bossi, come abbiamo spesso ricordato, ha un’anima, un radicamento territoriale, un progetto politico e una classe dirigente. Alla sua maldestra versione meridionale tutto cio’ manca. Inoltre, mettere insieme personaggi che, per anni, hanno governato nelle regioni del Sud con amministrazioni di centrosinistra e di centrodestra e’ una forma di assemblaggio che ricorda il peggiore trasformismo della politica nelle regioni meridionali. L’attuale sistema bipolare non puo’ essere certo scardinato da nuovi partitini che, alla fine, per sopravvivere dovrebbero comunque scegliere una parte del campo, mentre una battaglia di modernizzazione puo’ essere immaginata spingendo le forze politiche a forme organizzative ispirate a un modello federalista. Questo, magari, servirebbe al Sud e alla sua autonomia.

C’e’ infine un argomento che i quattro personaggi in cerca di autore rappresentano come la ragione sociale della nuova alleanza: difendere la spesa pubblica nel Sud, oggi minacciata da un’attenzione del governo e dell’opinione pubblica concentrata sui problemi delle regioni del Nord. Un partito-lobby, insomma. E qui le obiezioni sono due: una di metodo e l’altra di merito. Non e’ neanche immaginabile che una nuova, piccola formazione politica, priva tra l’altro di una leadership autorevole e credibile, sia in grado di esercitare il necessario contrappeso agli interessi del Nord che invece oggi hanno una solida rappresentanza nell’establishment nazionale. Gli equilibri del sistema Paese non si spostano con il piccolo cabotaggio locale che, anzi, rischia di produrre un effetto boomerang, isolando ancora di piu’ le regioni meridionali tuttora prigioniere innanzitutto del potere forte, fortissimo, della malavita organizzata. Il Sud e’ una priorita’ dell’Italia, e soltanto come tale puo’ essere riconosciuta e difesa. Quanto al merito, mentre non e’ vero che gli investimenti nel Mezzogiorno sono crollati in questi ultimi anni, e’ fuori discussione il fatto che nelle regioni meridionali la spesa pubblica e’ sempre piu’ inefficace e clientelare. Una catena all’infinito di sprechi. Qualche giorno fa ero nelle isole Eolie, nella Sicilia dei Lombardo e dei Micciche’, dove mi hanno raccontato un esempio di spesa pubblica, alimentata con i preziosi fondi europei e priva di qualsiasi traccia di utilita’. A Panarea hanno aperto un cantiere per un fantomatico porto, in piena estate, soltanto per non perdere il diritto all’assegnazione dei fondi; a Ginostra hanno fatto ancora peggio, ristrutturando un molo commerciale con il risultato che adesso il traghetto non puo’ piu’ attraccare. Milioni di euro gettati dalla finestra, senza alcun vantaggio per la collettivita’ locale. Fino a quando la spesa pubblica nel Sud servira’ soltanto a mettere soldi nelle filiere del potere locale, sara’ impossibile difendere il diritto delle regioni meridionali a non essere abbandonate al loro destino e i politici del Nord avranno mille buoni motivi per sostenere il dirottamento delle risorse verso il loro territorio. Piu’ che un nuovo partito, velleitario e trasformista, nel Mezzogiorno servono nuovi uomini, nuove idee. E innanzitutto una nuova etica nella vita pubblica.