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Parentopoli a Roma

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«Non sono una cubista, io facevo la hostess, accompagnavo ai tavoli». Si presenta così Giulia Pellegrino, 25 anni, romana: il suo nome è finito in un elenco che potrebbe mettere in imbarazzo il Campidoglio. Perché il quotidiano la Repubblica parla di 854 assunzioni per chiamata diretta da parte di Atac e Trambus, cioè le municipalizzate che si occupano di trasporti. Mogli, nuore, nipoti: di potenti, ovvio. E una cubista, appunto. «No, in discoteca facevo altro. E però conosco tante cubiste, è solo un lavoro, non c’è niente di male». Ha una vocina da bimba e un corpo che l’ha portata su YouTube ad essere una delle sister, vallette sexy di una sorta di tg sportivo. Nega di aver posato per sexy calendari: «Ma no, erano solo degli scatti per il compleanno di un amico». E però la domanda rimane: come si fa da una discoteca ad arrivare all’Atac, nella segreteria del direttore industriale Marco Coletti? «Mi hanno fatto un test, delle domande, era un concorso…. Poi mi hanno chiamata e…». Malauguratamente non ricorda dove si sia svolto il concorso: «Perché ho seri problemi a ricordare i luoghi e i nomi».

INCHIESTA INTERNA – Questa specie di parentopoli, vera o presunta che sia, produce già conseguenze politiche. Mentre l’ex ad di Atac, Adalberto Bertucci, smentisce tutto «con sdegno», il sindaco Gianni Alemanno «ha dato mandato di effettuare un’inchiesta interna». Con una precisazione: controllare «i criteri di assunzione utilizzati nell’ultimo decennio». Il Pd attacca con il coordinatore romano Marco Miccoli: «Scandalo vergognoso. Anche perché l’azienda è a rischio fallimento e il sindaco aumenterà il biglietto ai romani». Per il deputato pd Jean Leonard Touadì «siamo al sacco di Roma», per lui questa è una «roba da basso impero». Giulia Pellegrino scuote la testa: «Io sono stata assunta più di un anno fa. Ho lavorato prima in un altro ufficio e poi qui. E sono solo una segretaria, non l’assistente personale del direttore. E non ci tengo proprio ad avere quell’incarico: non voglio certo rimanere fino alle otto in ufficio, io dopo il lavoro ho tante cose da fare». Ammette, sinceramente, di non essere laureata: «Mi mancano sei esami». E non vuole sentir parlare di scandalo: «Ma serve una laurea per fare la segretaria?».