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Oli usati, grande risorsa

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Per legge è un rifiuto pericoloso. L’olio lubrificante usato, eliminato in modo scorretto, è un potente agente inquinante: 4 chili versati in acqua inquinano una superficie grande quanto un campo di calcio. Correttamente raccolto, più dell’88 per cento è destinato alla rigenerazione. In 28 anni di attività, il Consorzio obbligatorio degli oli usati (Coou), primo ente ambientale nazionale dedicato alla raccolta differenziata (nato nel 1982, operativo dal 1984), ha raccolto oltre 4,7 milioni di tonnellate di olio lubrificante usato.

POTENTE INQUINANTE – Il presidente del consorzio, Paolo Tomasi, commenta: «Con quel quantitativo si poteva inquinare due volte l’intero Mediterraneo. E nel 2011 abbiamo raccolto 189.268 tonnellate. Sversato nel terreno, l’olio lubrificante, arriva in falda, quindi nell’acqua e nel ciclo biologico: per questa ragione è un rifiuto pericoloso. In acqua, una sola goccia, si diffonde creando una pellicola isolante che impedisce l’ossigenazione». «Oggi siamo molto avanti nella rigenerazione, ma la storia del nostro consorzio è antica. In effetti, i primi esperimenti sono degli anni Quaranta», spiega Tomasi, «quando un regio decreto, emanato per scarsità di materie prime, imponeva di recuperare l’olio. Allora veniva filtrato, e non era un granché, ma i primi esperimenti furono proprio quelli. Nasciamo da un principio autarchico».

RECUPERO – Gli oli usati sono ciò che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti. Una parte viene consumata nell’utilizzo, la restante è olio usato che, anche se nero e per un profano privo di qualsiasi appeal, è una risorsa economica oltre che ambientale: rigenerato, torna ad avere le stesse caratteristiche del lubrificante da cui deriva. Per l’88,6% dell’olio raccolto dal Coou è quello che accade, viene infatti classificato come idoneo alla rigenerazione. «In gran parte torna a essere olio. Oppure gasolio, oppure, ma solo la parte più bassa, bitume. Il 12% viene avviato alla combustione nei cementifici, perché contiene particelle di ferro che non lo rendono raffinabile, ma alla temperatura di 1.200-1.400 gradi anche quelle particelle vengono combuste e vanno ad arricchire il cemento. Solo una frazione molto piccola, perché irrimediabilmente inquinata, viene termodistrutta, ma si tratta del 4 per mille».

RISPARMI – «Il riutilizzo dell’olio in questi anni di attività ha prodotto 2,9 miliardi di euro, ovvero un risparmio sulle importazioni di petrolio di 2,9 miliardi di euro», spiega ancora Tomasi. Il procedimento avviene attraverso le 80 società che, distribuite su tutto il territorio italiano, raccolgono gratuitamente l’olio usato dalle officine e dalle industrie per consegnarlo alle raffinerie dove si stabilisce quale processo di riutilizzo avviare (numero verde 800 863 048 o Coou.it per informazioni sul raccoglitore più vicino). Il 50% degli oli derivano dall’autotrazione e il 50% dall’industria.

MANCA IL «FAI DA TE» – Il Consorzio ha cercato di valutare quanto olio mancasse all’appello, per raggiungere il 100% di riciclaggio, attraverso un’indagine dalla quale è emerso che alla raccolta sfugge una piccola parte dal settore industriale, dal «fai da te» in autotrazione, nautica e agricoltura. Ed è soprattutto sul «fai da te» che il Coou ha attivato la comunicazione, ad esempio con lo spot pubblicitario dello scorso anno dove la Nazionale di pallanuoto strapazza un automobilista che cerca di buttare l’olio usato della sua auto in un tombino, e anche attraverso messaggi educativi rivolti alle scuole, come il progetto ambientale Scuola Web Ambiente e la campagna educativa itinerante CircOLIamo, che promuove nelle scuole primarie e secondarie l’educazione ambientale e una corretta pratica dello smaltimento dell’olio lubrificante usato.