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Ocse, la spesa per assistere gli anziani raddoppierà entro il 2050

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Giuliana Licini

L’Italia è non solo uno dei Paesi più vecchi dell’Ocse, ma è anche il Paese industrializzato che più si basa sui familiari per l’assistenza agli anziani e ai disabili con un modello, quello del "welfare familiare", sempre più messo a rischio dai cambiamenti sociali e del mercato del lavoro, con un conseguente netto aumento della spesa pubblica. È quanto emerge da uno studio Ocse sulla "Long Term Care", ovvero le cure di lungo periodo.

Con circa il 20% degli italiani (15% media Ocse) over-65 e circa il 5,8% (Ocse 45) over-80, la spesa pubblica della Penisola per la Ltc è pari a circa l’1,7% del Pil (contro una media Ocse dell’1,3%), suddiviso per il 43% in indennità, il 27% per la cura in istituzioni e per il 30% per cure semi-residenziali. In base ai calcoli Ocse, la spesa potrebbe salire al 2,6% per arrivare fino a quasi il 4% del Pil entro il 2050 (contro una media Ocse del 2,9%), quando quasi una persona su sette in Italia avrà più di 80 anni e la Penisola sarà al quarto posto tra i paesi Ocse per la percentuale di anziani, dopo Giappone, Germania e Corea del Sud.

Familiari che si occupano di anziani sono 16,2% della popolazione
Uno dei nodi è rappresentato dal fatto che in Italia i familiari che si occupano di anziani sono pari al 16,2% della popolazione, il dato più alto dell’Ocse, il doppio rispetto alla Svezia (8%), ma anche rispetto alla Grecia (8,7%). Tuttavia, l’aumento della partecipazione delle donne al mercato del lavoro e altri cambiamenti sociali metteranno e dura prova questo modello, sottolinea l’Ocse. La popolazione in età lavorativa, espressa come percentuale della popolazione totale, sarà nel 2050 in Italia la terza più bassa tra i paesi Ocse e questo potrà portare a una riduzione del numero di famigliari disponibile a prestare cure agli anziani e anche del personale disponibile a lavorare nel settore, rendendo quindi maggiore l’incidenza delle cure prestate in istituzioni, con un aumento dei costi. Già ora, peraltro, oltre il 70% dei prest atori di cure di lungo termine sono stranieri e si sale al 90% nel caso di badanti, pagate privatamente e che abitano a domicilio.

Puntare allo sviluppo di servizi domiciliari di qualità
L’Italia – sottolinea l’Ocse – dovrebbe in ogni caso promuovere politiche più lungimiranti per incoraggiare la partecipazione al mercato del lavoro dei familiari coinvolti nella prestazioni di cure ad anziani e disabili. L’Organizzazione consiglia anche di migliorare il coordinamento tra i servizi sociali e sanitari e tra diverse autorità locali e centrali e nota che le prestazioni in denaro quali l’indennità di accompagnamento, pur avendo il vantaggio di lasciare ampia libertà di scelta agli utenti, data la mancanza di applicazione uniformi dei criteri di eligibilità tra le regioni italiane rischiano di lasciare diversi anziani e disabili con bisogni insoddisfatti in alcune località. Tenuto conto del numero assai elevato di lavoratori immigrati nel settore delle cure ad anziani e disabili, l’Italia inoltre dovrebbe cercare di fornire permessi di lavoro in numero proporzionale alle necessità del mercato del lavoro di questo settore. Lo sviluppo di servizi domiciliari di qualità permetterebbe inoltre di evitare il ricorso a servizi ospedalieri per le cure di lungo periodo. Dove peraltro sono disponibili solo 16 letti per cure di lungo termine ogni mille anziani, uno dei dati più bassi dell’Ocse.