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Non sprecare giovani artisti: Affordable Art Fair

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Anche il fatato mondo dell’arte ha capito che è necessario abbassare i prezzi e non sprecare talenti: come leggiamo in un pezzo di Irene Maria Scalise su Repubblica: per chi vuole farsi una collezione, senza spendere un capitale, un’ottima occasione è certo l’appuntamento con Affordable Art Fair Roma. Dal 26 al 28 ottobre, in più di 4 mila metri quadrati, la fiera ospita opere il cui costo oscilla da 100 euro a cinquemila. Sono coinvolte 50 gallerie internazionali che puntano ad un nuovo pubblico timoroso di fare investimenti troppo audaci. Affordable Art Fair è infatti un fenomeno internazionale, spalmato tra 17 fiere e 14 città.

IL DEBUTTO. Negli anni è diventato un caso: dall’ormai lontano giorno del debutto a Londra, 13 anni fa, ha coinvolto più di un milione di visitatori e aiutato a vendere arte per 185 milioni di euro. Le città ospitanti sono, fra le altre, Bristol, New York, Seattle, Los Angeles, Singapore, Hong Kong e Città del Messico. Una vetrina per fotografie, edizioni limitate, sculture, catapultate direttamente dalle migliori scuole d’arte. Per i giovanissimi c’è poi Young Talents, una sezione speciale dedicata ad alcuni tra i migliori talenti under 35 selezionati nei mesi estivi.

DI COSA SI TRATTA. "Credo che il punto di forza di Affordable Art Fair sia nella possibilità di stabilire una base di partenza", spiega il critico Angelo Capasso (autore di Sadiesfaction. Seduzione, Economia, Arte), "nei momenti di crisi, quando si rivalutano i valori dell’arte, definire un punto di partenza solido, significa stabilire una base certa per l’arte. E credo che l’intento della Fiera sia proprio questo. È una regola di mercato quella d’investire nei momenti di crisi. Non per un cinico lucro, ma per attestare le potenzialità di un settore che ha possibilità infinite. L’arte è un moltiplicatore: parte da zero e va verso l’infinito. Investire ora, significa predisporsi verso l’infinito, a partire da bassa quota".

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UN BENE RIFUGIO. Ma perché si dovrebbe decidere d’investire sull’arte in un momento in cui riesce difficile anche arrivare a fine mese? È un bene rifugio, come si usa dire in tempi bui. Investendo una cifra intorno ai cinquemila euro, assicurano gli intenditori, si possono comprare nomi interessanti che hanno già partecipato ad esposizioni importanti. Meglio ancora se il budget è di 15 mila euro. In questo caso l’affare è assicurato e le tele possono garantire una rendita dal 10 al 15 per cento annuo. Sicuramente di più del cedevole mercato del mattone. "Le collezioni sono fondate sulla passione, la cultura, la scommessa" aggiunge Capasso, "dipende da quanto s’intende scommettere. È difficile fare una valutazione precisa in termini monetari. Nella mia esperienza ho visto grandi collezioni partire da pochi pezzi di grande valore (culturale). Una fiera basata su prezzi reali, trasparenti, stabiliti con giudizio, può richiedere anche un investimento minimo. Dieci pezzi alla cifra massima di cinquemila euro, coordinati secondo un’armonia fondata sulla passione, possono diventare un tesoro prezioso". E Il ritorno economico? Dipende dalle leggi di mercato. Conclude Capasso: "Superata la fase di crisi, il ritorno alla normalità potrebbe riservare gran belle sorprese a coloro che, emancipati da Bot e mattone, informati sui movimenti dei mercati e sulle onde culturali, ma dando fiducia al proprio giudizio educato all’arte, decidono di sostenere una missione economica che esiste da tempi più antichi del mercato stesso. Le scelte appropriate, in un arco temporale che va dai due ai cinque anni, possono mostrare dei frutti concreti".

La fiera si terrà alla Pelanda, ex Mattatoio di Testaccio. Venerdì 26: 12.30-18.30 Sabato 27: 12.30-21.30 Domenica 28: 12.30-20.30