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Mozzarelle blu in Piemonte, controllati caseifici

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SI AVVIA alle battute conclusive l’inchiesta sulle mozzarelle blu del pm Raffaele Guariniello. Sulla sua scrivania è arrivata la consulenza di due esperti, un microbiologo e un chimico dell’Università di Torino, che riepiloga i risultati dell’indagine che ha coinvolto tutta l’Italia: sono stati controllati una decina di stabilimenti (i cui responsabili sono stati iscritti nel registro degli indagati) e analizzati 1027 campionamenti di latticini. E ben il 67 per cento è risultato positivo a contaminazioni di batteri. Tra i vari stabilimenti di produzioni ci sono stati livelli di positività che andavano da un minimo di 27 per cento dei casi, a un massimo di 87 per cento.

Il batterio in assoluto più presente è stato proprio lo pseudomonas fluorescens, responsabile della colorazione blu che ha tanto impressionato i consumatori l’estate scorsa, (anche se non è responsabile di problemi per la salute), ed è risultato assai diffuso anche il bacillus cereus. Ma è stata riscontrata anche la presenza di enterobatteri, di escherichia coli, di stafiloccocus aureus, e di salmonella, che possono invece creare disturbi seri e intossicazioni. In alcuni campioni analizzati dal punto di vista chimico, sono stati addirittura scoperti residui di piombo. Il rapporto è stato subito inviato per conoscenza al Ministero della Salute, e intanto in procura continuano ad arrivare sempre nuovi casi di mozzarelle blu.

«La contaminazione microbiologica – è la tesi dei consulenti – non può essere fatta risalire al latte, ma deriva dal raffreddamento della cagliata con l’acqua fredda». E’ proprio l’acqua di governo infatti la principale sospettata di inquinamento. E questa problematica, già segnalata una volta dal pm al ministero, apre un nuovo fronte di indagini. Per legge infatti devono essere effettuati dei controlli sulle acque utilizzate per uso alimentare: la competenza delle verifiche spetta alle Asl, ma sinora non sono mai state effettuate. Il ministero ha inviato una lettera di sollecito agli assessorati regionali (indicando proprio che a seguito dell’allerta sulle mozzarelle blu probabilmente dovuta a utilizzo di acqua inquinata, i controlli erano di competenza delle Asl e dovevano essere fatti), ma intanto la procura ha deciso di ovviare alla mancanza cominciando le ispezioni tramite la polizia giudiziaria e i carabinieri dei Nas.

In questi giorni sono dunque partite le prime verifiche tra i 722 stabilimenti piemontesi che producono formaggi (esclusi i piccoli caseifici di alpeggio). Il problema più comune, secondo i pm, deriva dal fatto che le aziende, per risparmiare, utilizzano non l’acqua potabile, ma quella dei pozzi, che può essere però facilmente inquinata da batteri, oppure da diserbanti e pesticidi che filtrano nel terreno. «L’inchiesta sulle mozzarelle blu è stata importante per mettere in luce una serie di problemi che debbono essere risolti – hanno spiegato in procura – però, o viene cambiata la legge oppure i controlli devono essere fatti. Quello che stiamo facendo è un lavoro di supplenza per garantire la sicurezza di un prodotto di ampio consumo come le mozzarelle».

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