Mini-capitale di sprechi: il comune dei fannulloni | Non Sprecare
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Mini-capitale di sprechi: il comune dei fannulloni

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Un esempio da non seguire. Uno spreco in piena regola: di soldi pubblici, di tempo, di risorse, di lavoro onesto. È questo che porta a galla l’inchiesta di Stefano Livadiotti in edicola questa settimana sull’Espresso. Un comune del napoletano con 125 dipendenti comunali su 170 indagati a vario titolo per assenteismo sul lavoro. Ecco un sunto dell’articolo. 

OPERAZIONE CAOS. I carabinieri titolari dell’"Operazione Caos", con le immagini registrate da telecamere nascoste e riversate in 700 dvd stanno portando avanti da mesi un’indagine da guinness dei primati sull’assenteismo pubblico. Nel mirino sono finiti 125 dei 170 dipendenti comunali di Boscoreale, paese a 25 chilometri da Napoli. Le ipotesi di reato vanno dal semplice uso improprio del badge marcatempo fino alla truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato, all’associazione per delinquere e al peculato. Tutto comincia un anno e mezzo fa.

LA DENUNCIA. È il 2 settembre del 2010 quando una dirigente del Comune si presenta alle forze dell’ordine per denunciare il comportamento irregolare di un’impiegata, finendo per ammettere che in municipio l’osservanza di leggi e regolamenti è poco più che un optional. I carabinieri si mettono in moto. E, dal gennaio successivo, in due dei quattro stabili che ospitano gli uffici comunali un obiettivo ben camuffato inquadra le macchinette dove i travet vesuviani devono strisciare le tessere magnetiche per segnare gli orari di entrata e di uscita. Nell’aprile del 2011, dopo settimane di pedinamenti, scatta il primo blitz: 48 impiegati vengono arrestati. Ma è solo l’inizio. Nel frattempo, infatti, gli uomini dell’Arma hanno iniziato a visionare i filmati registrati nei primi quattro mesi del 2011. Dentro c’è di tutto. Così, mercoledì 11 aprile, altri 84 dipendenti ricevono l’avviso di fine indagine. I giornali locali infieriscono: "Ecco il comune dei fannulloni", titola il giorno dopo II Mattino di Napoli.

I PESCI DEL SINDACO. Al secondo piano dello sgarrupato municipio, già due volte commissariato per infiltrazioni camorristiche, il sindaco Gennaro Langella non sa che pesci prendere, stretto com’è tra i suoi dipendenti e i cittadini-elettori, che gli chiedono a gran voce di usare il pugno di ferro, licenziare tutti e assumere un po’ di giovani disoccupati. Così, in attesa che la magistratura emetta il suo giudizio, ha deciso di nominare una commissione. Poi, sotto lo sguardo perplesso dei più stretti collaboratori, e con i sindacalisti dei travet che premono dietro l’uscio, il primo cittadino tenta di aggiustare un po’ il tiro: «Gli assenteisti veri sono al massimo una decina; in tutti gli altri casi si tratta del semplice malcostume di dipendenti che, senza neanche rendersi conto di violare la legge, si sono abbonati qualche minuto di lavoro, come accade regolarmente negli uffici pubblici di tutta l’Italia».

CONTI SBALLATI. Un’esilarante tabellina messa a punto dai suoi stessi uffici smentisce sonoramente il sindaco. I conti sono tutti regolarmente sballati e dicono, per esempio, che 7 per 22 fa 189. Ma basta rifare le moltiplicazioni correttamente per scoprire che nel marzo scorso l’assenteismo comunale ha toccato (ferie comprese) la vetta del 18,3 per cento. Per dirla con il sito ufficiale del Comune: «Dopo i gravi lutti e le privazioni subite nel periodo bellico, la cittadina ha ripreso con alacrità il lavoro». Proprio con alacrità. Insomma, con buona pace di Langella, l’assenteismo c’è. Eccome.

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