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Mancano i soldi, la Scala deve tagliare i costi

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La Scala di Milano vede rosso: nel bilancio del 2011 da 108 milioni di euro all’appello mancano circa 7 milioni che devono essere recuperati trovando nuovi soci e tagliando i costi. E’ stato il budget 2011 l’oggetto del cda della Scala in cui ha debuttato Giuliano Pisapia, presidente della Fondazione – e di conseguenza del Consiglio di amministrazione – per statuto, da quando è stato eletto sindaco. Il motivo principale sono i guai finanziari del Comune e della Provincia che non riescono a garantire i fondi promessi. Nella riunione del cda il sindaco Pisapia ha annunciato che i tre milioni di contributo straordinario promessi dall’allora sindaco Letizia Moratti non sono mai stati inseriti nel bilancio del Comune. Difficile quindi che siano confermati, seppure per avere un’idea più precisa Pisapia ha chiesto di aspettare dopo il 30 settembre, quando dovrà essere approvata la delibera di salvaguardia di bilancio.

«IMPEGNO CHE NON RISULTA» – «Il Governo ha diminuito il proprio contributo alla Scala. Per quanto riguarda il Comune – ha spiegato Pisapia – noi confermiamo il nostro contributo a bilancio, ma quello che abbiamo scoperto ancora una volta è che il sindaco Moratti si era impegnata a un extra contributo di 3 milioni di euro. Purtroppo a bilancio questo non risulta. Io ho fatto le mie scuse al cda della Scala per questo impegno che non risulta e non ha la possibilità di essere mantenuto in tempi brevi. Ma ho anche detto che dopo il 30 settembre, quando presenteremo il bilancio in consiglio comunale, faremo di tutto per dare un segnale forte del nostro attaccamento e dell’importanza che diamo alla Scala come luogo di cultura e di eccellenza della lirica a livello internazionale». Pisapia ha rimarcato che «cercheremo comunque di trovare le risorse, ma tutti devono sapere che oggi la ricerca dei fondi è difficile, e bisogna valutare quanto è possibile reperire rispetto a un impegno di 3 milioni, verbalizzato dal consiglio di amministrazione della Scala, ma di cui non risulta nulla in Comune, e purtroppo nemmeno nelle casse comunali». A riguardo, sempre a margine della seduta d’aula di oggi, ha commentato l’assessore al Bilancio Bruno Tabacci: «La spending review riguarda tutti, anche la Scala».

IMMOBILE IN VENDITA – Anche il presidente della Provincia, Guido Podestà, alla riunione di oggi ha parlato di problemi di liquidità. In pratica, ha legato il versamento della quota di 2,9 milioni di Palazzo Isimbardi alla vendita di un edificio in corso di Porta Vittoria di fronte al Tribunale. Sulla vendita del Palazzo, stimato 55 milioni di euro, sono già stati fatti due bandi andati deserti. E ora c’è l’interesse di un privato (si parla del principe Borromeo). «Stiamo verificando – ha spiegato il presidente – se l’interesse che è stato dichiarato può arrivare a un valore considerato congruo dall’Agenzia delle Entrate e dal Consiglio provinciale». Ai fondi mancanti, vanno poi aggiunti 1,3 milioni di euro che ancora dovevano essere coperti con sponsorizzazioni o anticipi di contribuzioni. Totale: 7,2 milioni di euro. Difficile pensare che il teatro riesca a recuperare una cifra simile solo trovando nuovi soci. Da qui l’indicazione in cda a ridurre i costi.

LO SVILUPPO DELLA CULTURA – Arrivando al tempio della lirica, il primo cittadino si è detto «Fiero, orgoglioso ed emozionato». «Presiedere il cda della Scala – ha detto – permette di comprendere dal di dentro l’importanza che ha e dovrà avere sempre più quest’istituzione per lo sviluppo della cultura e per l’attrattività della città». Alla Scala come socio fondatore si sa già che entrerà dal primo gennaio Tod’s e nella riunione del consiglio di amministrazione si è rivisto oggi, dopo una lunga assenza, Paolo Scaroni, l’amministratore delegato dell’Eni, che è uscito dal Piermarini a fianco del sindaco.