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Lotta biologica contro gli insetti

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Patate a prova di insetto. L’incrocio annunciato dai genetisti dell’Agricultural Research Service (Ars) degli Stati Uniti, che unisce la resistenza di alcune patate selvatiche alla commestibilità di quelle «standard», è un’ottima notizia per chi si occupa di commercializzare il celebre tubero. Con la nuova scoperta, il mercato delle patate (un giro d’affari che nei soli Usa si aggira attorno ai 3,3 miliardi di dollari) potrebbe eliminare gli ingenti danni causati dalle larve degli elateridi, insetti fitofagi che scavano nei tuberi profonde gallerie rendendoli così invendibili.

PESTICIDI – Per combattere le larve esistono, ovviamente, pesticidi, che però presentano vari problemi, non ultimo un’efficacia limitata. Quelli a base di organofosfati e carbammati, attualmente in uso, non eliminano del tutto l’insetto, capace di sopravvivere nel sottosuolo allo stadio larvale anche per cinque anni prima di riemergere e trasformarsi in un piccolo coleottero allungato. L’unità di ricerca che nell’Ars si dedica allo studio dei germoplasmi di granaglie e patate ha pensato al problema partendo da una prospettiva diversa. L’osservazione di due tipi di patata selvatica, la Solanum berthaultii e la S. etuberosum (provenienti rispettivamente dal Cile e dalla Bolivia), aveva evidenziato una resistenza della pianta a due parassiti pericolosi: la dorifora della patata e l’afide Myzus persicae. Gli insetti non le mangiavano perché non ne gradivano il sapore. Incrociando queste con quelle in commercio, i ricercatori hanno ottenuto un tubero ricco in glicoalcaloidi, una sostanza repellente per le larve di elateridi. Le larve, in breve, si tengono lontane da un cibo che non risulta più per loro appetibile.

MIGLIORAMENTO GENETICO – «La notizia è rilevante», spiega Roberto Viola, direttore del Centro ricerca e innovazione della Fondazione Edmund Mach di Trento (istituto di ricerca noto per la decodifica dei genomi di vite, melo e fragola), «perché dimostra che si possono creare varietà di piante d’interesse commerciale resistenti alle malattie trasferendo caratteristiche presenti nelle specie selvatiche. In questo caso è stato possibile generare linee commerciali simili alla Russet Burbank, una delle varietà di patata più diffusa negli Usa, ma resistenti a degli artropodi dannosi. Produrre piante resistenti ai patogeni attraverso il miglioramento genetico assistito è una strada percorribile: è un approccio scientificamente avanzato ma essenziale, perché può garantire la futura sostenibilità delle produzioni agricole riducendo sia i costi di produzione che il footprint chimico in campagna».

LOTTA BIOLOGICA – Alla lotta biologica che vede gli scienziati schierati contro insetti o parassiti che danneggiano le colture si partecipa con tecniche di vario tipo. «Al momento», spiega Gianfranco Anfora, che nello stesso istituto guida il gruppo di chimica ecologica degli insetti, «stiamo lavorando sulla selezione di sostanze che gli insetti usano per riconoscersi sessualmente o per individuare le piante di cui si nutrono. Conoscendo queste sostanze possiamo creare interferenze nella loro comunicazione: impediamo loro di riprodursi o di orientarsi. Nella lotta integrata, questo sistema viene spesso utilizzato assieme alla produzione di piante resistenti per aumentarne l’efficacia». Un esempio di successo è l’utilizzo, in Trentino, della confusione sessuale per combattere la tignola della vite, insetto temuto perché depone le uova sui grappoli; la larva, una volta uscita, si nutre degli acini d’uva, con danni facilmente intuibili. Da anni sulle viti, invece dell’insetticida apposito, viene rilasciato in grandi quantità il feromone dell’insetto: confusi, gli insetti adulti non riescono a riconoscersi durante il corteggiamento. Le popolazioni di tignola della vite vengono così ampiamente limitate, rimanendo «sotto la soglia economica di danno».