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Lo spreco sulla benzina che paghiamo con il pieno

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I petrolieri sono furbi per definizione, dunque ci proveranno sempre a far schizzare il prezzo del carburante. Ma bisogna riconoscere che alla base del salatissimo conto pagato dagli automobilisti non c’e’ solo la spregiudicatezza (ben protetta politicamente) degli industriali del settore: ad aumentare i costi ci pensa l’assurda rete di distribuzione italiana, ispirata al principio dello spreco. In Italia, infatti, abbiamo 24.739 impianti, un benzinaio ogni 7 chilometri di strada, mentre in Francia se ne conta uno ogni 31 chilometri e in Europa, in media, uno ogni 14 chilometri. Il costo di questa frammentazione, che risponde solo a logiche corporative, e’ stato calcolato nei dettagli dagli esperti di Nomisma: 3,5 centesimi per ogni litro di benzina, quasi 2 euro su un pieno di 50 euro. La cifra e’ probabilmente approssimata per difetto (secondo Adusbef lo spreco arriva a 8 centesimi a litro) e in ogni caso il governo si e’ impegnato a ridurre gli impianti, entro i prossimi tre anni, a 15mila unita’. E’ la promessa della solita “grande riforma del settore” alla quale, di solito, segue il dibattito e poi la nebbia del nulla. Il primo ministro dell’Industria che ci provo’ fu il democristiano Giulio Bruno Togni che invio’ perfino una circolare ai prefetti, chiedendo di collaborare per individuare gli impianti da chiudere. Era il 1963, mezzo secolo fa: da allora il prezzo del pieno e’ solo aumentato, e lo spreco per il pieno di benzina non e’ mai stato eliminato.