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Lo smog fa male al cuore

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L’aria inquinata è un killer per il cuore: chi ha avuto un infarto ed è stato anche esposto allo smog è più a rischio di morte rispetto a chi ha respirato aria un po’ più pulita. Lo sostiene uno studio condotto dalla Fondazione Toscana Gabriele Monasterio – CNR Regione Toscana e dall’Istituto di Fisiologia del CNR di Pisa, presentata a Stoccolma all’ultimo congresso dell’European Society of Cardiology.

SMOG – I ricercatori hanno cercato di capire se l’esposizione allo smog, anche se per brevi periodi e a livelli ritenuti sotto soglia rispetto ai regolamenti italiani ed europei, potesse in qualche modo influenzare le sorti di pazienti che erano stati colpiti da infarto. «Abbiamo utilizzato i dati biologici, strumentali e demografici di 134 pazienti che hanno avuto un infarto – racconta la coordinatrice dello studio, Cristina Vassalle della Fondazione Monasterio -. Poi abbiamo verificato i livelli di monossido di carbonio, particolato fine Pm10, biossido di azoto e ozono nelle 24 ore precedenti all’infarto, consultando i dati dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale che sono disponibili liberamente su internet». Ebbene, quando il giorno prima all’infarto i pazienti erano stati esposti all’inquinamento, anche di livello moderato, avevano il triplo di probabilità di morire nei 19 mesi successivi. Probabilmente tutto ciò è il riflesso dell’aumentata infiammazione a livello cardiovascolare, stando ai dati biologici raccolti su questi stessi pazienti. Fatto sta che lo smog, anche quando non è a livello di guardia, fa parecchio male al cuore.

CONFERME – Non è la prima volta che lo si dimostra: «Dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità stimano in circa 3 milioni di morti l’anno l’effetto dell’inquinamento ambientale sulla salute umana. In particolare, sempre più studi epidemiologici e sperimentali indicano una relazione fra inquinamento atmosferico e malattia cardiovascolare», dice Vassalle. In passato, ad esempio, si è verificato che le polveri sottili irritano l’endotelio, la membrana che ricopre l’interno dei vasi sanguigni, creando i presupposti per la rottura delle placche aterosclerotiche; respirare particolato fine, inoltre, diminuisce temporaneamente l’elasticità delle arterie ed è stato osservato che ai picchi d’inquinamento corrispondono "sbalzi" cardiaci indicativi di un ridotto afflusso di sangue al cuore. Infine, si sa da tempo che il numero di infarti aumenta quando l’aria è più inquinata e il rischio raddoppia se si è già avuto un attacco cardiaco. I nuovi dati dei ricercatori pisani aggiungono un tassello a questo puzzle, ribadendo la pericolosità dello smog anche a lungo termine: pure l’aria inquinata respirata prima dell’infarto fa male, peggiorando le condizioni dei pazienti tanto da aumentarne la mortalità successiva.

SOGLIA – «Tutto questo suggerisce che potrebbe non esistere una soglia al di sotto della quale non c’è effetto dell’inquinamento sulla salute umana – aggiunge Vassalle -. Nello specifico, mentre è plausibile che un’esposizione a livelli moderati di smog possa non avere effetti su soggetti sani, in persone più sensibili le conseguenze sembrano essere significative, anche in presenza di modesti incrementi degli inquinanti atmosferici. Esistono verosimilmente gruppi di persone più suscettibili all’inquinamento: chi è a rischio cardiovascolare e d’infarto, chi soffre di diabete, le donne in postmenopausa. I dati in questo senso si stanno accumulando, e forse in un prossimo futuro tutto questo spronerà le autorità a modificare al ribasso i valori-limite dello smog: la politica ambientale di controllo e riduzione del tasso di inquinamento atmosferico deve infatti rappresentare un obiettivo primario nella strategia di prevenzione sanitaria e promozione della salute». Nel frattempo, forse, chi sa di avere il cuore non proprio in forma farebbe meglio a evitare di trovarsi nel bel mezzo del traffico delle ore di punta.

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