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L’idrogeno ci salverà

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di Giorgia Rozza

Stephen Voller, Ceo di Cella Energy non ha dubbi: «Il nostro combustibile basato sull’idrogeno non produrrà emissioni di carbone quando sarà bruciato ma solo acqua, e potrebbe essere il primo passo verso un sistema di trasporti che non sarà più toccato dalle oscillazioni del prezzo del petrolio. La nostra tecnologia è la benzina sintetica del futuro e sarà chiamata New Pil o Oil 2.0».
L’AUMENTO DEL FABBISOGNO. Secondo dati forniti dalle Nazioni Unite la popolazione sulla terra arriverà a sorpassare i nove miliardi di abitanti nel 2050. Nei prossimi quarant’anni raddoppieranno il numero dei veicoli in circolazione arrivando a due miliardi e crescerà in modo drammatico il nostro fabbisogno energetico, di cibo e di manufatti che dovranno essere trasportati da una parte all’altra della terra.
Ci si trova quindi di fronte a una sfida difficile: ridurre il consumo dei combustibili fossili pur mantenendo lo stesso standard di vita. La rapida introduzione di nuove tecnologie come quella all’idrogeno diventa allora essenziale. Fino a questo momento, si poteva stoccare l’idrogeno solo a bassissime temperature o a una pressione molto alta e ciò era costoso e rischioso.
NANOTECNOLOGIA PER LO STOCCAGGIO. Ma grazie agli studi di nanotecnologia effettuati per quattro anni nel laboratorio di Rutherford Appleton vicino a Oxford, Cella è riuscita a stoccare l’idrogeno a temperatura ambiente e a una pressione normale incapsulandolo in una sorta di tessuto formato da micro celle che potrà essere utilizzato nei normali veicoli con minime modifiche ai motori e a costi ridottissimi.