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Le vacanze esagerate che non ci possiamo permettere

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Sono cosciente che con quest’articolo non mi attirerò molti consensi, ma è lecito oppure no chiedersi se un Paese come il nostro possa permettersi una sosta così lunga tra dicembre e gennaio?

Oggi è lunedì 10 e si prevede che tutte le attività produttive e di servizio riaprano finalmente i battenti, dopo un intervallo che è durato la bellezza di 17 giorni scanditi dalle festività del Santo Natale, di Santo Stefano, di Capodanno e dell’Epifania. Quattro giorni in tutto che però hanno avuto il potere di quadruplicare l’effetto-interruzione. Chi conosce da dentro le organizzazioni, pubbliche o private che siano, sa anche che i tempi di ripartenza non sono mai automatici e che di conseguenza prima che si ritorni a regime passerà ancora qualche giorno. Mettiamo in conto dunque una ventina di giorni di mancata continuità. Aggiungo che la capitale economica del Paese, Milano, nella prima parte del mese di dicembre era stata interessata da un lungo ponte – in totale 5 giorni – giustificato dalle festività del Santo Patrono e dell’Immacolata Concezione. E ne traggo la conseguenza che almeno per Milano dicembre è stato un mese che chiamare «zoppo» è un eufemismo.

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Fatte queste considerazioni ora ripeto la domanda: un Paese che stenta a crescere a un ritmo decente per assicurare lavoro e tutele ai suoi cittadini e sul quale grava il terzo debito pubblico del mondo può consentirsi il lusso di una soluzione di continuità così lunga? La mia risposta è no. E con ciò non intendo sottrarre a nessuno i diritti acquisiti in termini di giornate di riposo, mi chiedo solo se non si possa organizzare la sosta invernale in una maniera che sia meno dispendiosa per il sistema-Paese, quindi per tutti. Già in estate l’Italia dimostra ampiamente di non saper programmare a scorrimento le proprie ferie (i nostri partner lo fanno senza che ciò inneschi rivolte sociali), con tutto quello che ne consegue in termini di lungo stop, intasamento delle vie di trasporto, crescita anomala dei prezzi nelle località turistiche e stress vari. C’è bisogno di replicare il copione anche in inverno? Potrei sostenere la mia tesi con parole che suonano come flessibilità, produttività, concorrenza, liberalizzazioni, mi limito invece a fare appello a un solo e prezioso criterio: il buon senso.