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Le lanterne cinesi sono pericolose: possono causare perfino incidenti aerei

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di Giuseppe Crimaldi

NAPOLI – Primo sabato di settembre, il lungomare che come sempre dopo le 22 brulica di gente. Si spera che dal mare arrivi un alito di vento fresco. E invece la brezza del Golfo regala altre sorpresa: decine e decine di lanterne cinesi che si levano verso il cielo.

Uno spettacolo, tutti con il naso all’insù ad ammirare le lampade colorate cullate dal vento. Poi, però, succede che un refolo maligno spinge una di queste mini-mongolfiere nella direzione sbagliata, ed è il panico: la lanterna si blocca sulla terrazza di un palazzo, al secondo piano di via Partenope, e comincia a prender fuoco. È solo l’ultimo episodio della storia infinita di queste lanterne vendute sui marciapiedi da pakistani e asiatici, solo pochi euro per consentirsi un divertimento che spesso diventa un gioco pericoloso.

Il principio d’incendio, sabato sera, è stato subito spento, ma non è la prima volta che le lanterne finiscono con il provocare danni a cose o persone. A sequestrarle, la settimana scorsa, ci avevano pensato i vigili urbani del generale Luigi Sementa; sabato sera altro blitz, a Chiaia, dove gli uomini diretti dal tenente Antonio Borrelli hanno sequestrato altri 380 pezzi.

Una guerra sacrosanta, se è vero che adesso anche l’Ipa – l’Italian pilots association, sigla che contraddistingue l’associazione dei piloti d’aereo italiani – scende in campo e lancia l’allarme: le lanterne cinesi possono nuocere anche agli aerei; e questo accade soprattutto se i velivoli sono in discesa, in avvicinamento o atterraggio alla pista. «Sebbene le possibilità di impatto con un aereo siano remote – spiega al «Mattino» Giovanni Galiotto, presidente dell’Ipa – il rischio di provocare un incidente esiste».

Eppure di palloni infuocati volanti se ne vedono tanti, anche troppi, soprattutto sul «corridoio» di discesa numero 6 – quello, per capirci, che gli aerei di linea percorrono iniziando le fasi di atterraggio su Capodichino con una virata su Ischia, Fuorigrotta e poi il Vomero – su un versante particolarmente esposto al rischio delle «fiamme volanti». Già, perché proprio dal litorale di Bagnoli e dai tanti locali notturni che si trovano sulle spiagge in zona giovani e meno giovani ogni notte si divertono a lanciare nel cielo le lanterne cinesi.

Basta alzare gli occhi per rendersi conto che – in alcuni momenti – se ne levano a decine. Ma c’è un altro aspetto, di non secondaria importanza, che va approfondito in questa vicenda. I sequestri operati finora dalla polizia municipale e dai finanzieri del comando provinciale – anche loro sono entrati in azione nelle ultime settimane – sono di carattere amministrativo.

Come per i puntatori laser pericolosi per gli occhi (ricordate i portieri delle squadre di calcio ospiti al San Paolo? O le denunce dei piloti che atterravano a Parigi-Charles de Gaulle, fatti bersaglio dei raggi di luce colorati?) anche le lanterne cinesi sono oggetti teoricamente inoffensivi ma che – di fatto – possono nuocere gravemente.

Il guaio è che nessuna normativa regolamenta la loro vendita. E in questo vuoto normativo si continua a consentirne la vendita. C’è solo un punto debole sul quale i venditori di lanterne possono risultare perseguibili, e non è una questione di poco conto: si tratta infatti di merci non omologate, priva cioè del necessario marchio europeo. Oggetti pericolosi, insomma, al pari dei fuochi artificiali o dei giocattoli «made in China».

E proprio dalla Cina provengono queste merci che si continuano a vendere incontrollatamente. Secondo indiscrezioni, indagini già avviate hanno dimostrato che il grossista che rivende al dettaglio le lampade volanti opera a Gianturco, ed è cinese. Tuttavia i vari blitz non hanno portato ancora a nulla. Non si trova il deposito. In questo modo, insomma, la vendita può proseguire.