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Le inutili scuole estive di politica

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di Renato Stanco

Scuole di politica in senso stretto come se piovesse. Summer school in tutte le salse e a tutte le latitudini. E poi feste con annessi convegni, concerti, dibattiti e comizi finali.
Insomma, il copione settembrino della politica modello “libro e moschetto” torna in scena puntuale come una cambiale in scadenza.
A Roma come a
Mirabello, con l’assenza di Gubbio visto che Sandro Bondi dopo 10 anni ha deciso di chiudere la sua scuola di politica del Pdl. Forse si farà a Viareggio. Forse.
IL TOUR DE FORCE SETTEMBRINI. Gubbio o non Gubbio, però, i ministri della Repubblica anche questo settembre saranno costretti a tour de force estenuanti, pur di non saltare questo o quell’appuntamento, mentre i big dell’opposizione vengono scambiati come le figurine Panini: se tu hai questo io mi prendo quest’altro.
E se proprio si sceglie di pescare solo nel proprio orto, come la Summer School di Gaetano Quagliariello e Maurizio Gasparri, lo si fa solo per  sostenere l’azione del nuovo segretario Angelino Alfano. E non per ragioni di scuderia.

L’interesse auto-referenziale delle Fondazioni

Perché dietro a ogni scuola di politica, o Summer School che dir si voglia, c’è una Fondazione il cui unico fine, ormai, è quello di metter su questi pseudo-pensatoi. Che servono più a relatori e moderatori che non ai partecipanti, nella maggior parte dei casi cooptati.
Certo, chiunque organizzi uno di questi seminari ti racconta che la nuova classe dirigente si crea con la formazione e la preparazione. Magari prova anche a convincerti che gli incontri con i protagonisti sono formativi e non laici catechismi, dettati dalla necessità di suffragare la propria esistenza con un atto formale.
GLI ALLIEVI SUPERANO I ‘MAESTRI’. Perché il problema vero, reale, è l’assenza dei partiti, non della formazione politica. Assenza che, inevitabilmente, si è palesata in questi giorni. La
sclerotica riscrittura della manovra da parte della maggioranza ha convinto la maggior parte degli osservatori che di formazione avrebbero bisogno ministri e deputati, non i partecipanti ai convegni settembrini. I quali, freschi d’università, rischiano di avere più idee dei loro professori per un giorno.
E se davvero l’urgenza dei big del teatrino nazionale della politica è consegnare il testimone alle future generazioni, allora dovrebbero prima di tutto metter mano alle fondamenta dei propri partiti d’appartenenza.
Tanto il Pdl quanto il Pd, allo stato dell’arte, sono poco più che delle ragioni sociali dietro alle quali si muovono correnti e ruscelletti portatori d’interessi di parte.
UFFICI DI COLLOCAMENTO. E le scuole di politica, alla fine, altro non sono che la foglia di fico dietro alla quale si cela l’ufficio di collocamento per futuri portaborse e assistenti parlamentari.
Ben altra cosa erano le Frattocchie del Pci o il centro studi della Cisl a Firenze, per non dire dei seminari organizzati dalla Dc.
Sia chiaro, quello è un passato che non può tornare, né simile né uguale a se stesso. Non sono cambiate solo le mode e tempi, ma i mezzi stessi della politica. La Rete e la comunicazione globale sono conquiste relativamente recenti ed è con queste realtà che bisogna confrontarsi.