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Le badanti costano alle famiglie 9 miliardi

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In Italia le persone non autosufficienti sono almeno 2,6 milioni. Si tratta in massima parte di anziani (2 milioni) e per questo la situazione – che oggi riguarda quasi una famiglia su 10 – e’ destinata ad aggravarsi: gli over65enni che oggi rappresentano il 20% della popolazione diventeranno infatti il 34,5% nel 2051 e tale invecchiamento della societa’ portera’ a un inevitabile aumento della spesa per l’assistenza.

Questo e’ il quadro che emerge dal “Rapporto sulla non autosufficienza” presentato oggi dai ministri del Welfare, Maurizio Sacconi, e della Salute, Ferruccio Fazio. Un quadro preoccupante, in prospettiva: secondo i ministri, infatti, in futuro ci sara’ una minore disponibilita’ di “caregiver” e badanti e cio’ comportera’ uno spostamento dei costi dalle famiglie alle casse pubbliche. Oggi lo Stato spende (dati 2007) 17,3 miliardi di euro (l’1,13% del Pil) per l’assistenza continuativa a persone non autosufficienti, quasi equamente distribuiti tra componente sanitaria (assistenza residenziale, semiresidenziale, ambulatoriale, domiciliare, lungodegenza) e indennita’ di accompagnamento.

L’Italia, conferma il Rapporto, e’ decisamente indietro rispetto all’Europa del Nord con una diffusione dei servizi domiciliari e residenziali ferma al 4,9% contro il 13%. I costi finiscono cosi’ per scaricarsi maggiormente sulle famiglie che spendono oltre 9 miliardi l’anno per pagare badanti o case di cura. Anche qui, ci sono due Italie ben distinte: a Nord esistono reti assistenziali integrate, mentre dal Lazio (incluso) in giu’ i servizi sono spesso insufficienti. Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Lombardia ”prendono in carico” a diverso titolo (in rapporto alla popolazione) il triplo degli anziani non autosufficienti di Campania, Puglia e Calabria. Inoltre, al Nord il processo di riorganizzazione ospedaliera e di drastica riduzione di offerta di posti letto per acuti e’ stato accompagnato a un potenziamento in parallelo dei servizi di assistenza territoriale a favore degli anziani non autosufficienti e delle persone con disabilita’; al Sud, al contrario, da un lato e’ rimasta un’offerta eccessiva di posti letto per acuti (con costi ormai insostenibili) per le Regioni e dall’altro i servizi territoriali sono rimasti minimi e, afferma il rapporto, di livello qualitativamente basso.

Dunque, evidenzia il rapporto, ”e’ naturale concludere che al problema della non autosufficienza, nelle Regioni del Centro Sud, si risponde con tre modalita’: con ricoveri ospedalieri impropri; gravando sulla famiglia (magari supportati da una piu’ generosa concessione degli assegni di accompagnamento); con il ricorso alle badanti private e, a seguire, ai servizi erogati da Asl e Comuni. Infine, i due ministeri sottolineano come nelle Regioni (al Nord) in cui i servizi ci sono e funzionano siano piu’ basse in percentuale le pensioni di accompagnamento; e come, al contrario, dove mancano i servizi (al Sud) la pressione per ottenere invalidita’ e accompagnamento sia superiore.

Quanto al fenomeno delle badanti, il rapporto parla di 774mila lavoratori e lavoratrici, in massima parte (700mila) stranieri, che assistono il 6,6% degli anziani over 65 (uno su 10 al Nord) in condizione molto spesso di irregolarita’: quasi il 70% di questi assistenti familiari non avrebbe infatti un contratto di lavoro regolare. Per agevolarne l’integrazione professionale, i ministeri propongono un aumento delle agevolazioni fiscali per i datori di lavoro che mettono in regola il lavoratore e di incrementare sul territorio gli sportelli per l’incomntro della domanda e dell’offerta.