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Lavoro flessibile, soluzione anti-stress

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Come cambierebbe la vostra vita e quella della vostra famiglia se il capo potesse valutare il  lavoro fatto dai risultati senza l’obbligo di rispettare orari di ingresso e di uscita?

La gestione del tempo, l’organizzazione del lavoro,  sono  la causa principale di stress  rivela uno studio realizzato da Assidai (il fondo integrativo di Federmanager) e Sda Bocconi di cui parla oggi Maria Silvia Sacchi nel suo articolo “Donne manager e famiglia. Siamo noi le più stressate”. Un problema che porta ad ammalarsi, anche. Penso alla mia amica Mara, costretta a tenere sotto controllo gli sbalzi di pressione da stress con le pastiglie.  Ma chiunque sa che il problema non riguarda solo le mamme. Eppure di orari flessibili si parla poco.

E se una delle soluzioni al lavoro che “risucchia tutto il tempo”, almeno per chi il lavoro ha la fortuna di averlo, fosse proprio una maggior libertà sugli orari? “Mi svolterebbe la vita” ha commentato la mia amica Michela.

 

Ma la questione tempo è diventato un  argomento tabù in un’epoca in cui il lavoro è considerato un privilegio da “onorare” con dedizione.

 La flessibilità finora è una prerogativa concessa a chi ha figli piccoli, ma le aziende – anche in questo caso – spesso la considerano  dannosa per la produttività. Ma sbagliano, e un’indagine lo dimostra.

Che l’orario flessibile riduce il turnover  e migliora il grado di soddisfazione dei lavoratori è noto, ma sono ancora pochi gli studi al riguardo. A colmare la lacuna è arrivata una ricerca pubblicata dalla rivista  “Social Problems” che conferma gli effetti positivi dell’orario flessibile non solo per i lavoratori ma anche per le aziende:

Gli autori dello studio, segnalato dal blog del WSJ The Juggle, hanno osservato un gruppo di lavoratori prima e dopo l’introduzione dell’orario flessibile e li hanno messi a confronto con chi invece doveva timbrare rigidamente il cartellino. I risultati dimostrano che l’introduzione della flessibilità riduce sia la turnazione sia lo stress. Condotto da Phyllis Moen e Erin Kelly, professoresse all’Università del Minnesota, lo studio ha utilizzato la validità del modello ROWE [acronimo dell’Inglese Result-Only Work Environment]. Si tratta di una modalità di organizzazione del lavoro utilizzata negli ultimi dieci anni dalla Best Buy (la più grande catena USA di rivendita di materiale elettronico) che prevede la valutazione dei dipendenti sulle prestazioni e non in base alla loro presenza sul posto di lavoro. Con il modello ROWE i dipendenti sono pagati in base alla produttività.

Secondo quest’ottica, tutti dedicano le loro forze al raggiungimento degli obiettivi e alla misurazione dei risultati, senza porsi il problema di quando e dove il lavoro venga svolto o quante ore richieda. Moen e Kelly hanno condotto  il loro studio nella sede centrale della Best Buy, a Minneapolis, su un campione di 775 lavoratori e hanno trovato che l’applicazione del modello ROWE produceva una riduzione del 45 % dei costi legati agli spostamenti interni. Non solo, i lavoratori interpellati si dichiaravano poco attratti dall’idea di cambiare azienda in futuro.

E non è un fatto solo americano. Per chi lavora ad Altroconsumo l’orario flessibile è già una realtà: si può entrare fino alle 10, e si puà cominciare ad uscire dalle 15.30, in base alle esigenze. Certo esiste un monteore mensile da rispettare ma

“questo sistema  dà  la possibilità di gestire il proprio tempo e sono tutti più felici” commentano gli impiegati.

Mi domando e vi domando: c’è la speranza che chi chiede orari flessibili non venga più considerato SBRIGATIVAMENTE un lavativo?

E per voi, quanto sarebbe importante la flessibilità? 

Pensate che la flessibilità servirebbe a ridurre il vostro grado di stress?

Se vi fosse accordato, smettereste di pensare a cambiare posto di lavoro o addirittura di licenziarvi?

Soprattutto, siete d’accordo sul fatto che la flessibilità possa anche migliorare la produttività o pensate che in fondo l’anarchia rischi di incidere sulla produttività e l’organizzazione del lavoro?