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L’asilo non ha i soldi: i genitori si autotassano

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Torniamo a parlare di scuola, dopo il caso della mensa di Pistoia. Stavolta siamo ad Imperia, dove per salvare la scuola dell’infanzia di San Lorenzo dalla chiusura, conseguenza delle difficoltà economiche di Comune e parrocchia, i genitori dei 17 piccoli alunni prima si sono autotassati per pagare lo stipendio alla maestra. Paolo Isaia, sul sito de "Il Secolo XIX" scrive: dopo essersi rimboccati le maniche, hanno ristrutturato le due aule e il refettorio, sistemando perfino il giardino.

Mancano pochi ritocchi all’opera iniziata un paio di settimane fa, che ha visto al lavoro, per tre ore al giorno, dalle 6 alle 9 di sera, una decina tra mamme e papà. E chi non poteva contribuire con la mano d’opera ha comunque fatto la sua parte. «È stato un lavoro di squadra – tiene a precisare Fabio Trucchi, portavoce dei genitori – dove ciascuno ha fatto la propria parte a seconda delle capacità e del tempo a disposizione». Così, ad esempio, Aldo Montrone, che ha un’impresa edile, ha coordinato gli interventi di muratura, un altro papà quelli di tinteggiatura, un altro ancora, idraulico di mestiere, il rifacimento dei bagni, e così via.

Mentre le mamme, oltre che guardare i figli, anche loro trasformati in piccoli operai, hanno fatto le “grandi pulizie”. La scuola dell’infanzia di San Lorenzo, che ricadeva sotto il III circolo (ora invece sotto il I) ma che è gestita dalla parrocchia di San Rocco, ossia da don Colombo Contardi, fino allo scorso giugno era ospitata in un prefabbricato. Che, dopo l’ultima campanella, è stato dichiarato inagibile.

E quindi i 17 bambini sono rimasi senza sede. A quel punto i genitori hanno chiesto la disponibilità di una parte dei locali delle elementari di San Lorenzo. Purtroppo, in condizioni disastrate. Né il Comune, tantomeno la parrocchia, erano però in grado di affrontare la spesa per ristrutturale i locali. Di qui l’idea di papà e mamme: «Nessun problema, ci pensiamo noi». Iniziando con il dividersi il costo dello stipendio dell’insegnante, la maestra Silvia, sempre a fronte della mancanza di fondi da parte della parrocchia. Quindi, hanno rifatto l’intonaco dove si era staccato, sostituito i water esistenti con altri a misura di bimbo, tappato le crepe nei muri e nel pavimento, sistemato cancelli e recinzioni, e molto altro ancora.

Poi è toccato al giardino, in realtà pochi metri quadrati di sterrato che ora sono invece ricoperti di “autobloccanti” e giochi, sotto i quali è stata sistemata la regolamentare pavimentazione anti-shock. Tutto a norma, insomma. «Un po’ di materiale ce lo siamo portati da casa, il resto lo abbiamo comprato. Con 4 mila euro ce la siamo cavata… ma abbiamo ancora delle spese». E infatti i genitori hanno chiesto al Comune almeno un contributo, visto che hanno lavorato al posto dell’ente, evitando che i loro bambini dovessero andare alla scuola dell’infanzia a Sanremo. Posto che avessero trovato spazio. Alla fine, la scuola è salva. Riaprirà con una settimana di ritardo, ma riaprirà, e questo è quello che conta.